“Sapevo che mia figlia non era fuori e lo sentivo che non stava in giro”. Con queste parole cariche di dolore, Flamur Sula, il padre di Ilaria, ha raccontato ai microfoni di Chi l’ha visto? le ore d’angoscia vissute prima della tragica scoperta del corpo della giovane. La voce rotta dall’emozione, la consapevolezza che qualcosa non tornava: “Non è il suo comportamento. Se davvero si fosse allontanata, avrebbe cercato di tranquillizzarci facendo una chiamata. Era una ragazza educata e gentile e ci sentivamo quasi tutti i giorni”.
Ilaria aveva acquistato il biglietto per tornare a Terni. Un viaggio pianificato, un arrivo atteso per sabato mattina, che però non si è mai concretizzato. “Da quel momento ci siamo allarmati tutti”, ha spiegato il padre, ricordando che la figlia si stava preparando alla laurea in statistica prevista per ottobre. “Le mancavano pochi esami per finire il corso di laurea”.
Solo dopo la scomparsa i familiari scoprono dettagli importanti della vita di Ilaria. “Che si fossero lasciati lo abbiamo scoperto sabato scorso, nel momento in cui abbiamo parlato con le inquiline di Ilaria”. Un passaggio fondamentale nella ricostruzione dei fatti. Poi l’incontro con Mark in questura: “Sembrava tranquillo e mi ha anche abbracciato”. Un gesto che oggi pesa come un macigno nella memoria del padre.
Dopo sabato, il cellulare di Ilaria continua a mandare messaggi. Parole semplici, rassicuranti, che però non convincono la famiglia: “Sono continuati ad arrivare dal telefono, come se fosse Ilaria a scrivere. Invece era un’altra persona”. I contenuti dei messaggi sembravano voler allontanare i sospetti: “Ciao pà”, “non vi preoccupate”, “sto bene”, “torno a Terni tra un mese o forse il prossimo”.
Ma qualcosa non torna. Secondo quanto riferito dal padre, “Mark conosceva tutti i codici del telefono. Scriveva anche alle sue amiche. Mandava un messaggio e spegneva il cellulare. Si recava da un’altra parte e lo riaccendeva per poi scrivere e spegnere di nuovo. Così non si capiva mai dove fosse localizzato”.
Intanto la città si mobilita. Dopo le parole forti arrivate anche dal sindaco Bandecchi, le strade del centro si sono riempite di manifesti, vetrine di negozi adornate da un unico messaggio: “Con tutta la rabbia. Con tutto il dolore”, slogan lanciato dall’associazione Non Una di Meno.
L’iniziativa è nata spontaneamente, a partire da uno scambio di messaggi nelle chat comuni dei comitati di via. Un modo per trasformare lo sgomento in un gesto visibile, tangibile, che mostrasse l’unione della cittadinanza. “Per un femminicidio che ci tocca da vicino”, si legge tra i messaggi che hanno spinto tanti negozianti ad aderire. “Esprimiamo questo sentimento esplicito come segno di partecipazione – scrivono – a una tragedia che tocca profondamente un’intera città”.
Accanto all’iniziativa dei commercianti, è arrivata anche la voce forte di Casa delle Donne e Terni Donne, che ha indetto una manifestazione per oggi, giovedì 3 aprile, alle ore 18:30 in piazza della Repubblica. In quella sede sarà rinnovata la richiesta al Comune di proclamare ufficialmente il lutto cittadino. “Per la rabbia e per il dolore, per Ilaria Sula, 22enne concittadina e sorella, spezzata per mano di un uomo violento”, si legge nel comunicato.
La nota delle associazioni va oltre la cronaca, toccando un tema più ampio: la violenza sistemica contro le donne. “Il femminicidio di Ilaria non rappresenta un momento di raptus, ma rientra nel perfetto e antico schema di dominio e persecuzione patriarcale. Non ci stancheremo di ripeterlo: la violenza maschile contro le donne non è un fatto di soli numeri, ma di vite”. La morte di Ilaria, proseguono, è “un fallimento collettivo della società”.
Nel pomeriggio, la città tornerà a stringersi attorno al ricordo di Ilaria con un presidio che unisce militanza, solidarietà e vicinanza umana alla famiglia e agli amici della ragazza. “Una studentessa piena di vita da vivere, vittima di una cultura violenta e misogina”, sottolineano le organizzatrici. Il messaggio è forte e diretto: “La militanza non arresta la mattanza. Siamo stanche di piangere sorelle uccise. Ci vogliamo vive. Libere di essere. Libere di vivere”.
Le consigliere regionali Maria Grazia Proietti e Letizia Michelini scrivono: ” “È un dolore che ci scuote nel profondo”, ricordando che in Umbria le morti per femminicicio sono già tre in soli tre mesi. “È una catena che deve essere spezzata adesso”, affermano le consigliere.
Proietti e Michelini denunciano con forza la natura sistemica della violenza maschile contro le donne. Non si tratta, sottolineano, di casi isolati o di raptus improvvisi, ma del risultato di una cultura patriarcale del possesso e della sopraffazione, che va affrontata alla radice. “La politica ha una grande responsabilità”, spiegano, “e un ruolo imprescindibile nel promuovere azioni concrete per sostenere le donne e contrastare ogni forma di abuso”.
Non bastano le leggi. Se da un lato le consigliere accolgono con favore l’introduzione del reato di femminicidio nel codice penale e l’inasprimento delle pene, dall’altro ricordano che la giustizia interviene troppo tardi, quando “l’ennesima donna è già morta per mano di un uomo”. La soluzione non può essere solo punitiva: serve prevenzione, formazione, cultura. E per questo chiedono investimenti in progetti educativi, campagne di sensibilizzazione e servizi territoriali rafforzati, per offrire protezione e supporto alle donne in difficoltà.
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