Ranucci a Terni: “Bandecchi? Se sta lì vuol dire che qualcuno ce l’ha messo” (VIDEO)

Il giornalista e conduttore di Report ha presentato il suo libro: "Dico al vostro sindaco che non ho sorelle, ma un fratello che sta in finanza"

Sala dell’Orologio stracolma – e almeno altre 100 persone fuori – ieri sera per l’evento di presentazione del libro “La scelta” scritto da Sigfrido Ranucci, vicedirettore di Rai 3 e conduttore di Report. Oltre due ore di racconti su inchieste negate o trasmesse solo in parte e sulla libertà di fare giornalismo d’inchiesta, condizione sempre più difficile in Italia. A Terni il giornalista è arrivato dopo aver presentato il libro a Città della Pieve e con l’incalzare  dei colleghi Mino Lorusso, Paolo Raffaelli e Rossano Pastura non ha lesinato stoccate.

Glissa con i cronisti all’esterno su Bandecchi che ha disertato l’incontro dopo avergliele promesse (“Vengo solo se c’è sua sorella”)( ma dentro si rivolge al pubblico: “Quanti siete…ma vi ha pagato Bandecchi per essere qui?” Poi rilancia: “Finchè ci sono politici come Bandecchi per noi che facciamo giornalismo d’inchiesta ci sarà da lavorare a lungo”. E scherza con Raffaelli: “Io sorelle non ne ho ma ho un fratello che sta in Finanza e ha anche le manette per fare cose strane.. Bandecchi? Non ce l’ho con lui, se sta lì qualcuno ce l’avrà messo. E ogni volta che lui m’attacca mi arriva una nuova segnalazione. Io non ce l’ho con lui: fornisco solo strumenti alle persone per fare una scelta consapevole. Mio padre era in Finanza: per questo ho il culto della legalità. Terni non è la città di Bandecchi, è dei ternani”

Parla della sua sua professione e di come la svolga ispirandosi ai principi di legalità e giustizia sociale. Non lesinando una dura battuta su un vecchio episodio: “Quando ero al Tg1 lavoravo con Roberto Morrione a capo della cronaca. Facemmo otto inchieste su Gladio l’organizzazione paramilitare di cui il presidente del Consiglio Andreotti fu costretto a riferire in Parlamento. Di quei servizi ne mandammo in onda tre, gli altri non furono mai trasmessi. Morrione fu rimosso e con lui il direttore del TG1 Nuccio Fava. Al suo posto arrivò l’uomo giusto…Bruno Vespa”.

Tra episodi drammatici e momenti paradossalmente comici, come l’essere stato etichettato come “nemico del Cremlino” dal ministro russo Lavrov, Sigfrido Ranucci non ha deluso le attese. , Ranucci anche ha ribadito che, nonostante le difficoltà e gli attacchi, la Rai resta l’ultima roccaforte per il giornalismo d’inchiesta: “Il capo scorta mi dice sempre che la protezione mi serve più in Rai che fuori”, ha ricordato ironicamente. A testimonianza delle pressioni subite, ha citato i 198 procedimenti legali accumulati, tra denunce e richieste di risarcimento danni, da parte di potenti come il ministro Urso.

L’evento era organizzato da  Cgil, associazione La Carta Due, Anpi, Arci, Acli, PagineSì, associazione Giornalismo Attivo, Coordinamento per la democrazia costituzionale – Sì.

Redazione

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