Crolla il reddito nei comuni del cratere sisma: i paradossi di Arrone e Polino

Il capoluogo della Valnerina è fra i comuni che stanno meglio, ma il reddito è comunque sceso di 8 punti. A Polino invece quello medio è cresciuto ma il Paese si è fortemente spopolato

Non solo un forte spopolamento ed una difficoltà a far decollare l’economia dopo il sisma. I 14 comuni del cratere del 2016 pagano un forte dazio sul fronte dei redditi. Secondo il report elaborato dalla Camera di commercio dell’Umbria, con il supporto dell’Università per Stranieri di Perugia, della Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica e del Comune di Norcia, nell’ambito del Progetto Fenice, che punta alla rigenerazione sociale ed economica delle aree colpite dal sisma.

Ttra il 2015 e il 2023, il reddito medio Irpef per contribuente è salito del 5,1%, ma i redditi complessivi sono diminuiti del 7,7%, passando da 278,6 a 257,2 milioni di euro (valori reali).

A determinare il crollo dei redditi totali è soprattutto la perdita di residenti: il numero di contribuenti nei 14 comuni del cratere è sceso da 14.655 a 12.482, con un calo del 14,8%. Un dato allarmante, soprattutto se confrontato con l’andamento regionale: in Umbria i contribuenti sono aumentati del 5,4% nello stesso periodo. Il cratere rappresentava il 2,41% della base fiscale umbra nel 2015, oggi è solo l’1,95%, un chiaro segnale di ridimensionamento strutturale. La fuga di popolazione compromette la sostenibilità dei servizi, la vitalità del tessuto imprenditoriale e l’attrattività complessiva del territorio.

La provincia di Terni paga dazio sul fronte del reddito complessivo a Polino dove il reddito è sceso del 28.8 percento.A Polino il reddito medio è però cresciuto del 23.1 percento.

Ad Arrone, fra i comuni che hanno subito meno il crollo, il reddito medio è comunque sceso dell’8 percento. In generale il crollo del reddito complessivo è stato particolarmente drammatico a Cerreto di Spoleto (-60,9%), mentre sono paradossalmente sono cresciuti i due comuni epicentro,  Norcia (+30,8%), e Cascia (+23,8) dove è cresciuto anche il reddito complessivo.

Va però ricordato che i comuni con i maggiori incrementi del reddito medio sono anche quelli in cui la popolazione è crollata: si tratta di un paradosso statistico, in cui la media cresce perché restano solo i contribuenti più forti, mentre i più fragili scompaiono dai registri fiscali.

La frattura tra le categorie di contribuenti è evidente: i lavoratori dipendenti hanno subito una flessione del reddito medio del 15,2%, peggio del calo registrato nel resto dell’Umbria (-13%). I pensionati, invece, hanno beneficiato di una lieve crescita, grazie alla stabilità delle prestazioni. Sorprendente la performance di autonomi e imprenditori, il cui reddito medio è aumentato nonostante la forte contrazione numerica: gli autonomi sono scesi da 641 a 400, gli imprenditori in contabilità ordinaria da 245 a 187, quelli in regime semplificato da 1.405 a 1.124. Una “selezione naturale” ha favorito i soggetti più solidi e adattabili.

Il quadro complessivo descrive una ricostruzione a due velocità: i pochi rimasti riescono ad aumentare i redditi, ma il territorio nel suo insieme si svuota. Il Progetto Fenice si propone di contrastare questa deriva, puntando su formazione, identità locale e rigenerazione socio-economica, ma le sfide sono enormi. Il dato positivo sul reddito medio non è sufficiente per parlare di rinascita, se non si accompagna a nuove politiche di reinsediamento, incentivi per imprese e famiglie, e una coesione strutturale del tessuto sociale.

Così Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Questi dati raccontano una realtà complessa, fatta di difficoltà ma anche di capacità di reazione. La riduzione del reddito complessivo e del numero dei contribuenti è un segnale allarmante, che ci obbliga a rimettere al centro le aree interne e i comuni colpiti dal sisma. Ma l’aumento del reddito medio per contribuente dimostra che chi è rimasto ha saputo reggere l’urto e reinventarsi. Con il Progetto Fenice vogliamo sostenere proprio questo spirito, costruendo strumenti concreti di rilancio economico e sociale. Non ci può essere ricostruzione senza persone, lavoro e fiducia”.

 

 

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