Assolto in appello l’uomo condannato per atti sessuali su minore: “Il fatto non sussiste”

La Corte d’Appello ribalta la condanna di primo grado a sei anni: decisivi certificati medici e contraddizioni nelle testimonianze

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Era stato condannato nel 2022 a sei anni di reclusione per “atti sessuali con minorenne”, ma la Corte d’Appello ha ora completamente ribaltato la sentenza, assolvendo il 73enne ternano con la formula piena “perché il fatto non sussiste”. L’uomo, originario di un comune della Valnerina ternana e residente a Terni, era stato accusato di abusi su una dodicenne tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016.

I fatti e la condanna in primo grado

La vicenda giudiziaria aveva avuto inizio con le dichiarazioni della giovane, confermate anche durante l’incidente probatorio, secondo cui l’uomo avrebbe compiuto palpeggiamenti nelle parti intime, esternamente e senza uso di forza, all’interno del proprio negozio. Elementi che avevano indirizzato la Procura verso l’imputazione per atti sessuali, anziché per violenza sessuale.

Nonostante la costante proclamazione di innocenza da parte dell’imputato, nel novembre 2022 il tribunale di primo grado lo aveva condannato a sei anni di reclusione. Una sentenza che, secondo la difesa, non aveva tenuto adeguatamente conto di prove e contraddizioni emerse già in quella sede.

La svolta in appello: assenza di riscontri e alibi medico

Il processo d’appello ha invece offerto una nuova chiave di lettura. I giudici hanno deciso di rinnovare parte dell’istruttoria, ascoltando nuovamente la madre della presunta vittima per chiarire alcuni aspetti della ricostruzione. Inoltre, sono state rivalutate prove documentali che già in primo grado erano state presentate ma poco considerate.

Elemento decisivo per l’assoluzione è stato un insieme di certificati medici che, secondo quanto sostenuto dalla difesa, documentavano la presenza dell’imputato in ospedale per terapie invasive proprio nei giorni e orari in cui sarebbero avvenuti i presunti abusi. Tali trattamenti avrebbero inoltre comportato una condizione di debilitazione incompatibile con la presenza fisica nel negozio e, più in generale, con le condotte contestate.

Le parole della difesa: “Si poteva arrivare prima all’assoluzione”

L’avvocato Paolo Cerquetti, difensore dell’uomo, ha sottolineato che il processo d’appello ha finalmente riconosciuto la fondatezza delle istanze difensive. “A fronte delle numerose contraddizioni emerse, di tutto ciò che abbiamo messo a disposizione del tribunale, si sarebbe potuti arrivare prima a questa sentenza”, ha dichiarato.

Il legale ha anche evidenziato come il suo assistito avesse scelto di affrontare un giudizio ordinario, rinunciando a riti alternativi più favorevoli dal punto di vista sanzionatorio, per poter dimostrare la propria completa innocenza.

In attesa delle motivazioni della sentenza

Per comprendere pienamente le ragioni che hanno portato alla piena assoluzione sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni della sentenza d’appello, che faranno luce sui criteri di valutazione adottati dai giudici e sul peso attribuito ai singoli elementi probatori.

Nel frattempo, per il 73enne si chiude un capitolo durato quasi dieci anni, segnato da accuse gravi, sofferenze personali e familiari, e un lungo percorso giudiziario che si è risolto, per lui, con il riconoscimento dell’estraneità ai fatti contestati.

Redazione

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