Narni città teatro, tra arte e gioco: la sesta edizione sfida i confini

Il festival umbro rilancia con una sezione dedicata all’arte contemporanea e un programma internazionale che intreccia teatro, danza, musica e fotografia per esplorare il tema “Giocare la vita”

Narni si conferma laboratorio culturale aperto all’innovazione con la sesta edizione del festival Narni Città Teatro, in programma dal 4 all’8 giugno, che si presenta quest’anno con un’identità sempre più interdisciplinare. Il cuore tematico dell’edizione 2024 è “Giocare la vita”, una riflessione profonda, curata da Antonella Liuzzi, sull’atto esistenziale del vivere come rischio creativo e trasformazione continua. A sottolineare la direzione poetica e concettuale del festival è l’inclusione di una nuova sezione dedicata all’arte contemporanea, che completa una proposta già ricca di debutti, ospiti internazionali, eventi site-specific e incontri con protagonisti della cultura italiana e non solo.

La manifestazione, sostenuta dal MIC e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, sotto la direzione artistica di Francesco Montanari e Davide Sacco, si apre ufficialmente mercoledì 4 giugno con Alessandro Bergonzoni e il suo spettacolo “Arrivano i Dunque”, in scena al Teatro Secci di Terni. Lo spettacolo, co-diretto con Riccardo Rodolfi, rappresenta una delle punte più alte del festival per intensità poetica e impegno visionario. Attraverso un uso esplosivo del linguaggio, Bergonzoni trasforma il palco in un luogo di resistenza creativa, dove il confine tra realtà e invenzione viene costantemente attraversato e riscritto.

Dal 6 all’8 giugno, il programma si snoda tra i luoghi simbolo di Narni, coinvolgendo teatro, danza, musica e circo contemporaneo, senza tralasciare momenti di riflessione extra-teatrale come talk, dj set e installazioni. Tra gli ospiti più attesi figurano Roberto Saviano, Nicola Piovani, Concita De Gregorio e Patrizia Valduga, ma anche nomi internazionali come la compagnia finlandese Wauhaus con lo spettacolo “The Companion” e i francesi di Theatre des Quidams con “Reve d’Herbert”. A questi si aggiungono le anteprime nazionali di “Miss Mother” (Teatri Molisani) e “Karaoke femminista” (Teatro di Dioniso).

Elemento centrale dell’edizione 2024 è l’inedita sezione dedicata all’arte contemporanea, curata da Antonella Liuzzi, che propone un viaggio tra identità, memoria e trasformazione attraverso le video performance dell’artista Adrian Paci: The Encounter (2011), Prova (2019) e Vajtojca (2002). Le opere, visibili dal 6 giugno, affrontano il rapporto tra corpo e tempo, e la dimensione simbolica del gesto, della resilienza e dell’attesa. Un dialogo emotivo e visivo che si completa con la performance site-specific “Chords” nel Chiostro di Sant’Agostino, pensata per dissolvere i confini tra spazio, corpo e identità, in un rituale collettivo sulla connessione umana.

La fotografia documentaria trova spazio nella mostra “Oltre quel confine è la mia casa”, curata dal giornalista Shafiur Rahman, che racconta la tragedia dei Rohingya, popolazione perseguitata in Myanmar e rifugiata in Bangladesh. Le immagini sono state scattate dagli stessi rifugiati durante la pandemia e rappresentano una testimonianza potente di sopravvivenza e denuncia. Il curatore sarà protagonista di un talk domenica 8 giugno presso la Radio del Festival.

Tra gli eventi più originali anche “Pronto, Brecht?”, intervento teatrale improvviso in Piazza dei Priori, in cui lo spettatore si ritrova a dialogare con il grande drammaturgo tedesco attraverso una cabina telefonica. Un altro progetto site-specific è “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, esperimento immersivo in un appartamento vero che, per 48 ore, trasforma il quotidiano in teatro intimo da osservare.

Il festival Narni Città Teatro 2024 si presenta dunque come un crocevia di linguaggi, una piattaforma di sperimentazione dove ogni performance è un atto politico, poetico, sensoriale. Il tema “Giocare la vita” diventa chiave per interpretare l’arte come esercizio di libertà, rischio e presenza, in un’epoca in cui la cultura torna a essere uno strumento di costruzione del senso collettivo.

Redazione

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