Registro Tumori, il ritorno inatteso: Pellerucci riaccende il dibattito

“Temevo fosse stato soppresso”: l’intervento pubblico dell’imprenditore ternano rilancia un tema molto sentito seppure rimasto in silenzio, tra tagli, convenzioni e trasparenza auspicata.

Sauro Pellerucci

Nel cuore della due giorni “Terni Universitaria”, svoltasi al PalaSì! e dedicata al ruolo dell’Ateneo come leva di sviluppo per la città, un tema delicato e cruciale per la salute pubblica è tornato a far parlare di sé: il Registro Tumori di Terni e dell’Umbria. A riaccendere i riflettori è stato Sauro Pellerucci, promotore dell’iniziativa, che con un intervento inaspettato ha riportato alla luce una realtà che molti ritenevano chiusa e invece era solo dimenticata.

Nonostante i timori, dunque, il Registro Tumori non è mai stato definitivamente dismesso. È ancora attivo, regolato da una convenzione tra Regione Umbria, Università di Perugia e la società in-house Punto Zero Scarl.

Il Registro Tumori Umbro di Popolazione (RTUP), nato nel 1993 all’Università di Perugia, è uno strumento epidemiologico cruciale per monitorare incidenza e mortalità tumorale, orientare prevenzione e ricerca sanitaria. Fondamentale soprattutto in zone a rischio ambientale come Terni, ha attraversato una crisi nel 2017, quando la Regione ha tagliato i finanziamenti, dapprima interrompendo e poi riattivando in forma più limitata la convenzione con l’Ateneo e mandando in crisi il gruppo di ricerca. La sospensione dell’attività scatenò critiche da parte di medici, cittadini e esponenti politici, per l’impatto sulla tutela della salute pubblica.

La “cesura” non è stata solo istituzionale: il Registro era sparito anche dalla memoria collettiva. Fino a quando, durante l’evento al Salone Bazzani del PalaSì!, un riferimento al Dipartimento di Medicina ha dato a Pellerucci l’occasione per intervenire:

A tal proposito – ha spiegato – vorrei approcciare un tema che non intendo approfondire ma soltanto aprire, essendo specialistico, che riguarda il Registro dei Tumori di Terni e dellUmbria sul quale ero personalmente disinformato, perché temevo che fosse stato soppresso, e che ho recentemente scoperto essere attivo e oggetto di una convenzione tra la Regione Umbria, l’Università di Perugia e la cooperativa attuatrice la Punto Zero Scarl.”

Un intervento semplice ma incisivo, che ha riacceso un faro su un progetto strategico. Dal 2021, infatti, la Regione ha riattivato il Registro: i dati 2017‑18 mostrano segnali incoraggianti – la riduzione dell’incidenza tumorale tra gli uomini e un calo generale della mortalità. A settembre 2024 è stato lanciato il portale ufficiale (registrotumori.puntozeroscarl.it) per garantire trasparenza. Tuttavia, da allora il sito non sembra essere stato aggiornato per cui sussistono i dubbi sulla continuità del progetto, nonostante il ripristino degli investimenti regionali.

Sono ancora sconosciuti i dettagli economici del recente accordo. In passato il finanziamento era arrivato a 400.000 euro annui (2014) prima del taglio. L’attuale convenzione, pur senza cifre note (forse 180.000 euro l’anno?), sembra indicare una volontà di rilancio, in linea con le normative nazionali e le esigenze contemporanee di monitoraggio sanitario.

È senza dubbio importante continuare a osservare con attenzione questi aspetti della vita pubblica e sanitaria,” ha concluso Pellerucci, “soprattutto quando offrono l’opportunità di valorizzare il ruolo di un’istituzione universitaria viva, partecipe e consapevole della propria responsabilità nel contribuire positivamente allo sviluppo del territorio. Guardiamo con fiducia al futuro, convinti che il dialogo e la collaborazione possano generare risultati concreti e duraturi”.

Redazione

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