Ex prof sfregiata in casa: occhi puntati sul fratello del diciottenne indagato

L’11 luglio si attende la testimonianza chiave del minorenne attualmente irreperibile, fratello del giovane accusato di aver sfigurato una pensionata durante un'aggressione brutale.

Una testimonianza ritenuta decisiva potrebbe finalmente sbloccare le indagini sull’aggressione avvenuta lo scorso 7 gennaio in un’abitazione di via Cannizzaro a Terni, dove un’anziana insegnante in pensione, Paola Ferri di 83 anni, venne colpita con ferocia e sfregiata al volto da un giovane entrato nella sua camera da letto. Per il fatto è indagato un ragazzo di 18 anni, all’epoca dei fatti ancora minorenne, residente nello stesso stabile della vittima.

L’inchiesta, portata avanti dai carabinieri e coordinata dalla procura minorile di Perugia, punta ora sull’incidente probatorio fissato per l’11 luglio, durante il quale dovrebbe essere ascoltato il fratello minorenne del sospettato. Il ragazzo, 17 anni, in un primo momento avrebbe dichiarato che il fratello si era allontanato dalla stanza da letto in due occasioni durante la notte dell’aggressione. Tuttavia, per ben tre volte non si è presentato davanti al giudice, rendendosi irreperibile anche dopo essere stato destinatario di un provvedimento di accompagnamento coatto per l’udienza del 23 giugno scorso.

L’aggressione alla pensionata aveva subito fatto pensare a un movente personale più che a un semplice furto, anche perché il malvivente, dopo aver colpito la donna al volto, alla nuca e al collo con un’arma da taglio, le avrebbe sfilato dal dito la fede nuziale e quella del marito defunto. L’anziana, in condizioni gravissime, era riuscita a trascinarsi sul pianerottolo per chiedere aiuto ai vicini ed era stata poi ricoverata d’urgenza all’ospedale di Terni, dove ha ricevuto anche assistenza psicologica per affrontare il trauma subito.

Durante i mesi successivi, le indagini si sono concentrate sull’ambiente domestico dell’indagato, con numerosi sopralluoghi nell’abitazione in cui vive con la famiglia. Durante una perquisizione, i carabinieri hanno sequestrato alcuni indumenti ritenuti compatibili con quelli che il giovane potrebbe aver indossato nella notte del 7 gennaio. Gli accertamenti dei Ris hanno confermato la presenza di tracce biologiche compatibili con il DNA dell’indagato nella stanza dell’aggressione, consolidando il quadro indiziario a suo carico.

Secondo la testimonianza frammentaria della vittima, il giovane aggressore non avrebbe proferito parola durante l’assalto. La donna ha riferito solo che si trattava di un ragazzo giovane, a volto scoperto e con carnagione chiara.

Il profilo dell’aggressore delineato sin dai primi rilievi ha spinto gli investigatori ad accantonare l’ipotesi della rapina occasionale, orientandosi verso un atto deliberatamente crudele, quasi a configurare un regolamento di conti o un’aggressione maturata in un contesto di tensione personale.

Redazione

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