L’assordante silenzio del Ministero dei Trasporti sulla vicenda dei treni lenti in Umbria

Il ministro e il suo staff non hanno incontrato la delegazione dei sindaci lo scorso Luglio, nè l'assessore regionale De Rebotti ha mai potuto interloquire con la struttura. Interrogazione di Anna Ascani (Pd) ed Emma Pavanelli (M5S) sull'assenza di comunicazione

“Per gli umbri  raggiungere Roma è diventato praticamente impossibile in questa somma di disservizi, soppressioni di treni, modifiche delle tratte che va avanti da mesi. Nella totale indifferenza del governo che non è stato capace finora né di sollecitare Rfi e Trenitalia, né di impegnarsi per trovare soluzioni efficaci. Il risultato ottenuto? Si sta isolando un’intera regione, negando il diritto alla mobilità a cittadine e cittadini”.

A parlare è la deputata del Pd Anna Ascani che in una interrogazione torna a sollecitare il ministro dei trasporti Matteo Salvini sulla vicenda della deviazione delle tratte ferroviarie umbre sulla linea lenta. Un quadro a cui si aggiunge l’ulteriore isolamento dei pendolari, che fino a settembre non potranno più scendere a Roma Termini visti i lavori sui binari 1-2 Est e saranno costretti a fermarsi a Tiburtina.

“Un disagio – scrive  la deputata – che si aggiungerebbe a quelli che da più di sei mesi stanno penalizzando i viaggiatori a causa dei lavori sulla linea veloce e sul conseguente reindirizzamento della maggior parte dei treni veloci che collegano l’Umbria con la Capitale sulla linea lenta; si sta determinando un vero e proprio isolamento della regione Umbria dalla dorsale tirrenica, con una ulteriore penalizzazione delle condizioni di viaggio dei suoi cittadini e rischia di determinare un’inaccettabile ulteriore aggravio sui collegamenti complessivi che riguardano la regione Umbria”.

Da qui la richiesta al ministro di chiarimenti sulla durata dei lavori e “quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare per mitigare l’ulteriore penalizzazione che questi cittadini dovranno subire, anche valutando i necessari ristori”.

In effetti di questa situazione grottesca, quello che più colpisce è il silenzio del ministero. Lo scorso 1 Luglio, in occasione del viaggio dei 30 sindaci in treno per protesta, il ministero non ha nemmeno ricevuto la delegazione – era previsto l’incontro col sottosegretario Tullio Ferrante – e le tutte le missive (dei pendolari, dei politici, compresi quelli di centrodestra e dei vari comitati) sono rimaste lettera morta.

L’ultima sollecitazione era stata nei giorni scorsi quella della deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli: “Ho chiesto al Ministro Salvini se il Governo sia consapevole delle conseguenze economiche e sociali di questa decisione e se intenda sospendere in via cautelare l’applicazione della delibera fino a quando non saranno consegnati i nuovi treni. Ho anche chiesto se siano stati valutati gli impatti sugli investimenti già fatti e sui contratti di servizio con le Regioni, e se il MIT abbia previsto piani alternativi per garantire il diritto alla mobilità ai cittadini”, ha sottolineato in una nota.

Lo stesso assessore De Rebotti non è mai riuscito ad interloquire col ministero. Da qui la presa di posizione della Regione di non prendere più parte ai tavoli con RFI se non sarà presente anche il Ministero, scelta logica e sicuramente più efficace della protesta che la presidente Stefania Proietti vorrebbe inscenare sedendosi sui binari.

Un quadro che – allargando lo sguardo – comprende anche i problemi sulla Falconara-Roma: “L’Umbria – sottolinea Proietti – rappresenta il cuore di questa Italia Mediana che inizierà a battersi in modo determinato per difendere il suo diritto alla mobilità ferroviaria. Tenendo anche conto che possiamo vantare il credito rappresentato dal fatto che in tutte le classifiche nazionali ed europee siamo considerati fanalino di coda nel settore dei trasporti ferroviari e che vogliamo rompere questo isolamento“.

Un silenzio istituzionale inaccettabile su una situazione che fra l’altro rischia  di rendere vani gli investimenti fatti dall’Umbria per l’acquisto di nuovi convogli che verrebbero parimenti esclusi dalla linea veloce: “Per Salvini e il Governo Meloni – conclude Pavanelli nella nota – l’Umbria esiste solo in campagna elettorale: per il resto del tempo viene trattata come una terra di serie B”. Il cambio di “colore” dell’amministrazione regionale, in questo senso, potrebbe aver avuto il suo peso.

Redazione

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