Posto teleconduzione Enel, anche i sindacati contro Nevi

Cgil, Cisl e Uil criticano quanto dice l'esponente Fi: "La chiusura è un colpo mortale"

Il dibattito sulla vicenda del posto di teleconduzione Enel di Terni si fa sempre più acceso. Mentre l’Enel ha deciso di chiuderlo, fanno discutere e suscitano reazioni le affermazioni di Raffaele Nevi, parlamentare ternano e portavoce di Forza Italia, così come quelle di Virginio Caparvi della Lega. I due politici di centro destra sostengono che la chiusura non avrà ricadute negative sull’occupazione, né sul territorio ternano. Affermazioni che avevano già suscitato le reazioni in politica degli assessori Sergio Cardinali al Comune di Terni e Thomas De Luca alla Regione dell’Umbria. Ora, aggiungono la loro voce anche i sindacati di categoria degli elettrici di Cgil, Cisl e Uil, Lo fanno con una nota congiunta firmata dai tre dirigenti Stefano Ribelli, Ciro Di Noia e Doriana Gramaccioni. Questi ultimi chiedono che la politica non strumentalizzi la chiusura del sito ternano, ma che tutti gli schieramenti politici vadano oltre i loro interessi personali e facciano prevalere senso di responsabilità, appartenenza e rispetto del territorio.

I sindacati criticano così quanto detto dagli onorevoli Nevi e Caparvi: “Oltre ad essere inopportune, dimostrano anche che non conoscono approfonditamente la problematica e cosa ancor più grave affrontano la vicenda in modo superficiale e senza analizzare in modo concreto gli effetti negativi che questa decisione di Enel produrrà nell’immediato ed in futuro“. Poi aggiungono: “I tanto decantati investimenti di Enel sul territorio, prevalentemente non sono sufficienti neanche al mantenimento degli impianti esistenti. Ci risulta infatti che ci sono impianti fermi per la mancanza di manutenzione ordinarie. Così come le tanto sbandierate manutenzioni da parte di Enel Green Power riguardano attività periferiche, come il canale Recentino o barriera paramassi di Galleto, che non hanno una ricaduta diretta sul territorio e non possono passare come manutenzioni e come investimenti necessari per il territorio“. Le organizzazioni sindacali rimarcano nuovamente l’assenza di un confronto preventivo con le parti sociali e il mancato coinvolgimento del territorio in una scelta che comporterebbe seri rischi in termini di sicurezza idraulica, considerando il verificarsi di eventi climatici estremi sempre più frequenti. “Ancora una volta la nostra regione subirà un ulteriore depauperamento dal punto di vista occupazionale, di investimenti e professionalità. L’ennesimo colpo mortale all’economia e alla sicurezza idraulica del territorio, che si aggiunge alla vertenza del polo chimico nell’area di crisi complessa Terni-Narni“.

Redazione

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