Oggi presso la BCT di Terni si è tenuto un consiglio comunale aperto dedicato al nuovo ospedale di Terni. Tra i relatori anche Sauro Pellerucci, imprenditore e presidente delle associazioni PalaSì! Culture&Eventi e Io Sono Una Persona Per Bene, che abbiamo intervistato al termine della seduta.
Pellerucci, ha aperto il suo intervento ringraziando Consiglio, Sindaco e Presidente della Regione. Che significato attribuisce a questo incontro pubblico?
Sono felice che si sia scelta la via del confronto aperto. Ritengo fondamentali le occasioni pubbliche in cui la società civile possa esprimersi liberamente. Agli incontri del PalaSì! ripetiamo spesso che partecipare non è parteggiare: è un atto di cittadinanza. E anche questa mattina ho voluto essere in BCT con quello stesso spirito partecipativo.
Il tema del nuovo ospedale di Terni è cruciale. Da dove, secondo lei, bisogna partire?
Dalla consapevolezza che si tratta di un’opera decisiva, non solo per Terni ma per l’intera Umbria. Parliamo di una delle due città capoluogo della Regione: serve quindi una struttura con caratteristiche funzionali, tempi certi e una visione di lungo periodo. Per questo è necessario che le istituzioni diano rapidamente un cronoprogramma chiaro e credibile.
Ha sottolineato la necessità di “tempi certi” per la realizzazione.
Sì, perché la sanità non può attendere. La progettazione e l’avvio dei lavori devono avere scadenze definite e trasparenti. Ogni ritardo genera ulteriori costi, disservizi sanitari e sfiducia nei cittadini.
Nel suo intervento ha insistito su un concetto interessante: “l’ospedale è umbro, prima ancora che ternano”. Cosa intende?
In questo caso dobbiamo pensare in ottica regionale. L’ospedale di Terni è patrimonio di tutta l’Umbria, non solo della città. È un presidio che può e deve servire anche altri territori, contribuendo a rafforzare il sistema sanitario regionale nel suo insieme. Terni vuole sentirsi, e continuare a essere, saldamente dentro l’Umbria, in un’Umbria che sia di tutti.
Ha parlato anche di mobilità sanitaria e di un obiettivo ambizioso: un saldo attivo. Ci spiega meglio?
Oggi molte regioni italiane misurano la propria efficienza sanitaria anche attraverso la mobilità interregionale. Quando una regione attrae pazienti da altri territori, genera un saldo sanitario attivo, indicatore di competenza, credibilità e capacità di risposta ai bisogni dei cittadini. L’Umbria deve porsi questo traguardo: un nuovo ospedale moderno, integrato con la ricerca e con l’università, può diventare un polo attrattivo e generare mobilità attiva.
Ha citato la possibilità di un IRCCS a Terni. Che valore avrebbe per la città e per la regione?
Sarebbe un salto di qualità straordinario. Gli IRCCS – Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – sono luoghi dove assistenza e ricerca convivono. Terni, come avamposto regionale verso territori popolosi, potrebbe ospitarne uno con grande efficacia, sempre che l’istituzione universitaria renda possibile tale obiettivo. Le aree di specializzazione potrebbero essere l’oncologia, la pediatria e la neuropsichiatria infantile oppure la geriatria, considerando l’andamento demografico in corso.
Ha menzionato anche il ruolo dell’università.
Sì, l’università è parte integrante di un sistema sanitario di eccellenza. L’esperienza di Terni Universitaria, che abbiamo promosso al PalaSì!, ha dimostrato quanto interesse e potenzialità ci siano dietro. Dobbiamo consolidare questa presenza e farne un motore di sviluppo in chiave scientifica e civile.
Ha chiuso il suo intervento annunciando un nuovo incontro al PalaSì!. Di che si tratta?
Un nuovo momento di dialogo costruttivo per approfondire ciò che oggi in BCT abbiamo soltanto avviato. La partecipazione non deve finire con la seduta del Consiglio comunale: Terni ha bisogno di un percorso condiviso, dove cittadini, istituzioni e competenze si incontrino per costruire insieme il futuro dell’ospedale e della città.
In una frase, qual è il messaggio che vuole lasciare?
Che la sanità non è un tema tecnico, ma un bene comune. E che partecipare con spirito civile significa costruire salute, fiducia e comunità.
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