Non si placa la polemica sugli alloggi popolari sfitti ma pronti all’uso e non assegnati. Il sindaco Stefano Bandecchi aveva risposto a modo suo, chiedendo “le chiavi dei 600 alloggi liberi a Terni, ma da ristrutturare”, la Regione, tramite l’assessore al welfare Fabio Barcaioli, risponde rilanciando sui dati presentati nei giorni scorsi dai sindacati degli inquilini e cioè che a Terni la colpa delle mancate assegnazioni sarebbe del Comune
“Dal 17 luglio la commissione che dovrebbe esaminare le domande non viene convocata. L’ultima riunione risale a tre mesi fa. È assurdo, famiglie con punteggi alti vivono nel disagio, alcune costrette a scegliere tra pagare l’affitto o comprare il cibo”, dice Barcaioli, sottolineando la gravità della situazione.
L’assessore punta poi il dito contro Bandecchi, accusandolo di lanciare proclami senza concretezza. “Il sindaco lancia slogan come quello delle 600 case sfitte, ma sembra non capire come funziona davvero il sistema di assegnazione delle case popolari. Sono parole vuote, slogan populisti che non affrontano il problema reale. Il Comune sembra ignorare che per assegnare gli appartamenti è necessaria una commissione comunale che valuti le domande. Dal 2023 molte famiglie aspettano una casa, e il passaggio burocratico che ne garantisce l’assegnazione resta bloccato a causa dei ritardi del Comune”, sottolinea Barcaioli.
E difendee il lavoro della Regione, sottolineando che Ater è già impegnata a mappare gli appartamenti disponibili, verificando lo stato di ciascuna unità e lavorando su una programmazione seria dell’edilizia residenziale pubblica. “Con Ater stiamo confrontandoci con i sindacati e le organizzazioni degli inquilini per un nuovo piano casa regionale, che vada oltre gli slogan e rispetti davvero il diritto alla casa”,spiega Barcaioli.
La politica di facciata del Comune di Terni, sottolinea l’assessore non può risolvere i problemi reali. “Bandecchi può fare proclami quanto vuole– ma finché non convoca la commissione comunale, quei trenta appartamenti resteranno vuoti e le famiglie in attesa continueranno a pagare il prezzo della sua politica di facciata. Il diritto alla casa si garantisce con atti concreti, non con slogan e titoli ad effetto. La Regione farà la sua parte, ma il Comune di Terni deve smettere di parlare e cominciare a lavorare”.
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