Cgil Terni a sorpresa: “Dalla Regione ci aspettiamo un cambio di passo”

Nella sede di via San Procolo, conferenza stampa in vista dello sciopero generale del 12 Dicembre: "Terni affonda: invecchiamento, stipendi e pensioni basse". Ma c'è anche un clamoroso monito a Palazzo Donini

L’Umbria che invecchia e Terni ancora di più. Un declino inarrestabile segnato dai numeri. Con queste motivazioni la Cgil di Terni ha illustrato nella mattina del 1. Dicembre presso la propria sede di via San Procolo le motivazioni che hanno spinto ad aderire allo sciopero nazionale indetto dal sindacato per venerdi 12 Dicembre a Perugia.

Claudio Cipolla, segretario provinciale snocciola i numeri: “Il rapporto fra over 65 e Under 15 a Terni e provincia è al 290 percento rispetto al 195 nazionale: quindi ogni 100 giovani sotto i 15 anni ci sono 290 over 65. Poi abbiamo il mercato del lavoro, con una crescita significativa (88.000 occupati, il 40 percento della popolazione), ma in gran parte con lavoro povero, visto che parallelamente crescono Naspi e cessazioni di attività, oltre al fatto che gli stipendi sono i più bassi dell’Umbria che già ha i più bassi d’Italia. Nella provincia di Terni il dato è ancora più preoccupante e riguarda anche i 66.000 pensionati (31% della popolazione)  tra i quali, oltre a registrare un abbassamento delle pensioni medie rispetto agli anni precedenti, ci sono circa 23.000 persone che hanno una pensione che non supera i mille euro mensili”.

Claudio Cipolla

Forte critica arriva anche agli strumenti economici attuali: “Industria 4.0, l’area di crisi complessa e l‘area sin hanno fallito, perchè si sono trasformati in un grande ammortizzatore sociale invece di diventare strumenti di vero sviluppo. Speriamo che l’inserimento dell’Umbria nella Zes, che comunque non è una vittoria ma una certificazione della crisi, vada nel senso opposto. Cosa chiediamo? Una presa di coscienza collettiva per nuovi modelli di sviluppo che rimettano l’uomo al centro. I soldi vanno investiti per sanità, scuole e lo sviluppo del territorio, non per la difesa. E poi bisogna lavorare ed insistere sulla sicurezza: da gennaio a settembre, in Umbria ci sono state 14 morti sul lavoro.”

Regione bocciata

Da qui le richieste del sindacato: “Manca una capacità di visione e progettualità che guardi alle sfide che abbiamo davanti nei prossimi anni e riparta dai settori che ancora caratterizzano una parte fondamentale dell’economia e del lavoro, con capacità di innovare, diversificare, qualificare generando nuova occupazione e rilanciando investimenti e qualità. Serve investire in politiche di formazione e per i giovani evitando la fuga dai nostri territori. Dirimente e fondamentale è anche l’attenzione ai servizi per migliorare qualità della vita delle persone e pensando al welfare come un investimento e non una spesa”. Con una clamorosa ed inattesa accusa: “Dopo un anno, non possiamo che giudicare non positivamente il lavoro della Regione. Vero che ha ereditato una situazione difficile, ma non ha sin qui saputo imprimere una svolta alla situazione regionale. Occorre un cambio di passo e politiche possano davvero rilanciare l’Umbria”

Redazione

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