Vendere un’auto usata tra privati senza stress: perché è sempre più richiesta l’intermediazione

Il mercato dell’automotive sta cambiando: più digitale, più attenzione ai costi reali e più richiesta di trasparenza. Anche sull’usato, cresce l’interesse per formule che affiancano i privati nella vendita, gestendo contatti e pratiche più delicate.

Simone Carletti, titolare di M-M Motors Terni e consulente automotive

Nel mercato dell’auto usata, vendere tra privati può sembrare la strada più conveniente, ma spesso si trasforma in un percorso pieno di incognite: annunci da scrivere e aggiornare, foto da fare, contatti da gestire, appuntamenti che saltano, trattative poco chiare. E poi ci sono i passaggi più delicati, quelli che mettono davvero in apprensione chi vende: documenti, tempi, pagamenti, consegna dell’auto.

In questo scenario sta prendendo piede una figura diversa dal rivenditore tradizionale: «Oggi, il ruolo dell’intermediario è diventato fondamentale per il privato che vende, perché lo aiuta a realizzare il miglior prezzo di vendita possibile in base al mercato, senza dover caricarsi ogni incombenza: in pratica, questa figura professionale gestisce molte attività che di solito si associano a una concessionaria, ma senza acquistare l’auto per rivenderla: cura la promozione con annunci, foto e video del veicolo, seleziona e gestisce i contatti, conduce la trattativa e accompagna il venditore fino ai passaggi più delicati, come documenti, tempi e pagamento», spiega Simone Carletti, titolare di M-M Motors Terni e consulente automotive.

«Il professionista, in pratica, lavora per rendere più lineare l’intero processo e ridurre quelle zone grigie che, negli anni, hanno alimentato sfiducia e diffidenza, soprattutto quando la trattativa si sviluppa online, tra informazioni incomplete, domande senza risposte e aspettative che non sempre coincidono. L’intermediazione viene cercata perché mette metodo dove spesso c’è improvvisazione: il privato vuole un risultato economico coerente con il mercato, ma anche un percorso ordinato, con passaggi chiari, verifiche e responsabilità distribuite in modo corretto», osserva Carletti.

In particolare, un nodo riguarda la definizione del prezzo di vendita, perché un valore credibile non nasce da una sensazione o da una richiesta “sparata” nell’annuncio, ma da criteri riconoscibili e da elementi verificabili che rendono la trattativa più solida anche davanti a un acquirente prudente, che oggi vuole capire cosa sta comprando prima ancora di fissare un appuntamento: prezzo e tempi, infatti, dipendono anche da come viene presentato il veicolo e da quanto è chiaro il suo storico.

«Per evitare valutazioni arbitrarie, un consulente parte da strumenti di quotazione professionali, che danno un riferimento oggettivo e aggiornato, come Autobiz, molto usato anche dai concessionari, e poi affianca a quel dato una verifica concreta sul posto, valutando stato d’uso, manutenzioni e documentazione – aggiunge Carletti -. Uno storico con tagliandi dimostrabili e manutenzione tracciata rende l’auto più credibile sul mercato e incide sia sulla strategia di prezzo sia sui tempi di vendita, rendendo l’intero percorso più leggibile, più breve e meno esposto alle incertezze».

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