Bando Sangemini, sindacati: “No a scissione concessioni”. Scontro Bandecchi-Regione

Il bando regionale umbro divide le forze politiche e sociali: occupazione e sviluppo industriale al centro del dibattito sulle sorgenti storiche di San Gemini

La vicenda del bando per la concessione delle acque minerali di San Gemini entra in una nuova fase di tensione dopo quella già maturata al consiglio comunale, Al centro del confronto ci sono la tutela dei posti di lavoro e il futuro industriale degli stabilimenti umbri, con i marchi storici Sangemini, Grazia, Fabia, Aura e Amerino che rappresentano l’ossatura produttiva di un settore strategico per il territorio ternano.

Sindacati: soddisfazione per le garanzie occupazionali nella delibera

FLAI CGIL, FAI CISL, UILAUIL e la RSU Sangemini hanno preso posizione congiunta sulla questione, esprimendo soddisfazione per il contenuto della delibera regionale. Le organizzazioni sindacali sottolineano come molte delle richieste avanzate nel corso delle interlocuzioni precedenti siano state recepite nel testo approvato dalla giunta.

“Abbiamo da sempre richiesto in tutte le interlocuzioni che si potessero dare garanzie in merito alla tenuta occupazionale delle lavoratrici e lavoratori e che si potesse dare un indirizzo chiaro per un sviluppo industriale degli stabilimenti dei siti umbri”, si legge nella dichiarazione unitaria.

Tra i punti accolti dalla delibera, i sindacati evidenziano la previsione di stabilità occupazionale come requisito nella prossima procedura di evidenza pubblica, con eventuali premialità per i soggetti che presentino progetti in grado di incrementare l’occupazione. Altrettanto rilevante, secondo le organizzazioni, la previsione relativa al rilancio dei marchi storici e al ritorno alla produzione per un mercato di alto livello, con particolare attenzione al canale Horeca e all’investimento in una nuova linea di bottiglie in vetro.

Sul tema della frammentazione delle concessioni, la posizione sindacale è netta: una eventuale scissione delle stesse aprirebbe scenari ritenuti incompatibili con la garanzia degli attuali posti di lavoro. “Chi ha seguito la vertenza dal 2013 ad oggi sa benissimo di cosa parliamo”, si precisa nel comunicato, con un richiamo diretto alla lunga storia della vertenza Sangemini/Amerino. Sulla vicenda si era espresso anche l’ex senatore Grimani.

Bandecchi attacca la Regione sulle terme

Sul fronte istituzionale, il presidente della Provincia di Terni, Stefano Bandecchi, apre un nuovo fronte polemico nei confronti della Regione Umbria, sostenendo che le linee guida sulle concessioni avrebbero compromesso definitivamente il progetto delle terme di San Gemini.

“È sconcertante che la Regione non abbia valutato e risposto alle richieste di incontro avanzate dalla Provincia di Terni e dal sindaco di San Gemini, Luciano Clementella“, afferma Bandecchi, rivolgendo un appello diretto alla presidente regionale Proietti affinché intervenga sui propri assessori. Nel mirino finiscono in particolare De Luca e De Rebotti, entrambi originari della provincia di Terni, accusati di non rappresentare adeguatamente le istanze del territorio.

M5S difende la linea regionale e attacca Bandecchi

La risposta arriva dal Movimento 5 Stelle di Terni, che si schiera apertamente a sostegno dell’operato dell’assessore regionale Thomas De Luca e del consigliere Diomedi, definendo le dichiarazioni di Bandecchi “l’ennesimo tentativo di trasformare una vicenda industriale delicata in uno strumento di propaganda politica”.

Secondo il M5S, il bando approvato dalla Regione va nella direzione corretta: introduce trasparenza e legalità, prevede meccanismi premiali per chi intende investire nel settore termale e non mette in discussione l’integrità dello stabilimento di imbottigliamento. La frammentazione delle concessioni, al contrario, viene indicata come una strada che rischierebbe di compromettere la continuità produttiva e, di conseguenza, l’occupazione.

Il Movimento sottolinea che dietro lo stabilimento di San Gemini si trovano “decine di lavoratori e famiglie del territorio, molte delle quali vivono proprio nell’area ternana”, ribadendo come utilizzare questa vicenda per alimentare scontri politici sia un comportamento definito “irresponsabile”

Redazione

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