Pasqua, il vescovo Soddu: “Raccogliamo l’invito del risorto, scrolliamo via le paure”

Il vescovo Francesco Antonio Soddu ha presieduto le celebrazioni pasquali nella diocesi, tra la veglia nella Cattedrale di Terni e la messa solenne nella Concattedrale di Narni

Il vescovo Francesco Antonio Soddu ha guidato le celebrazioni della Pasqua di Risurrezione 2026 nella diocesi di Terni-Narni-Amelia, presiedendo la veglia pasquale nella Cattedrale di Terni e, nella mattina di domenica 5 aprile, la messa solenne nella Concattedrale di Narni. Le due liturgie hanno segnato il cuore del Triduo pasquale per la comunità diocesana, raccogliendo fedeli, ministri ordinati, diaconi, seminaristi e accoliti attorno alla celebrazione centrale dell’anno liturgico cristiano. Per il presule sono le ultime in Diocesi prima del suo trasferimento a Sassari.

La veglia pasquale in Cattedrale: dal fuoco nuovo al fonte battesimale

La veglia pasquale nella Cattedrale di Terni ha preso avvio sul sagrato della chiesa con il rito del lucernario, momento inaugurale che comprende la benedizione del fuoco nuovo e l’accensione del cero pasquale. Quest’ultimo è stato portato in processione lungo la navata centrale al canto del Lumen Christi, scandendo il passaggio simbolico dalle tenebre alla luce che caratterizza l’intera celebrazione.

Alla liturgia della Parola, con le letture dell’Antico Testamento e del Vangelo, ha fatto seguito la liturgia battesimale: benedizione dell’acqua del fonte, rinnovo delle promesse battesimali e aspersione dell’assemblea. Tre momenti distinti che compongono la struttura propria della veglia nella tradizione romana.

La messa è stata concelebrata dal vicario generale della diocesi, monsignor Salvatore Ferdinandi, e dal parroco della Cattedrale, don Alessandro Rossini. Il servizio liturgico è stato prestato da diaconi, seminaristi e accoliti della diocesi. La parte musicale è stata curata dal Coro della Cattedrale, diretto dal maestro Rita Tomassoni, con il maestro Simone Maccaglia all’organo.

Nell’omelia della veglia il vescovo ha richiamato il significato del Battesimo come fondamento della vita cristiana: «Stanotte in questa veglia — ha detto — radunati nel cuore della notte siamo chiamati ad incontrare il Signore risorto, fondamento di una vita nuova, quella battesimale: la nostra vita in Cristo, l’essere rinati a vita nuova. E siamo chiamati anche a scrollarci di dosso tutte le stanchezze della vita e le paure. Quanti motivi oggi abbiamo di temere, ma se guardiamo a Gesù risorto, tutto ciò che è motivo di paura, scompare».

La messa di Pasqua a Narni: l’omelia del vescovo Soddu

Domenica mattina, 5 aprile 2026, il vescovo Soddu ha presieduto la messa solenne di Pasqua nella Concattedrale di Narni, concelebrata dal parroco don Sergio Rossini. L’omelia ha percorso i principali racconti della Risurrezione presenti nei Vangeli, mettendoli in relazione con l’esperienza concreta dei fedeli oggi.

Il vescovo ha ripercorso le figure evangeliche del mattino di Pasqua: Maria di Magdala che si reca al sepolcro ancora nel buio, la corsa di Pietro e Giovanni, il pianto di Maria davanti alla tomba vuota, i discepoli di Emmaus che tornano delusi al paese di origine, gli apostoli rinchiusi per paura e l’assenza di Tommaso all’apparizione del Risorto. Narrazioni che, nelle parole del vescovo, «raccolgono la testimonianza di coloro che in un modo o nell’altro sono stati inondati da questa inedita esperienza».

Il filo conduttore dell’omelia è stato il passaggio dal buio alla gioia: «In tutti questi racconti viene registrato il passaggio dal buio del dolore, della morte, dello sconforto, della delusione all’esplosione della gioia incontenibile». Un dinamismo che il vescovo ha applicato alla vita dei battezzati, invitandoli a «uscire dalla notte delle nostre chiusure, delle nostre paure».

Pasqua come esperienza, non come racconto

Soddu ha insistito sul carattere esperienziale e comunitario della Pasqua, distinguendolo da una fruizione meramente narrativa o distante: «La Pasqua non può essere ridotta ad un racconto; essa è un’esperienza di vita da accogliere e condividere. E più si accoglie e condivide più si contribuisce a creare persone e comunità autentiche, capaci di umanità ed essere costruttori di pace».

Il vescovo ha anche richiamato il rischio di una fede delegata e a distanza, contrapponendola all’annullamento delle distanze e alla prossimità concreta che il Vangelo richiede. Il riferimento all’apostolo Tommaso è diventato, nell’omelia, immagine di chi rimane indietro nel cammino di fede, non per l’assenza di Gesù, ma per un percorso personale non ancora compiuto verso l’incontro con il Risorto.

L’omelia si è chiusa con un’invocazione a Maria, Madre del Crocifisso Risorto, perché i fedeli possano «accogliere e testimoniare non un messaggio ma la persona viva di Gesù» e condividerla con quanti incontrano nella vita quotidiana.

Redazione

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