Sequestro antimafia da un milione a boss del narcotraffico: beni anche nel Ternano

Immobili, terreni tra Ficulle e Allerona, conti correnti e un orologio di lusso: il Tribunale di Roma colpisce il patrimonio di un detenuto al 41 bis legato a un cartello della droga

Il Tribunale di Roma ha disposto il sequestro preventivo antimafia di un patrimonio del valore complessivo di circa un milione di euro riconducibile a un boss del narcotraffico romano, attualmente detenuto in regime di 41 bis. Il provvedimento, emesso dalla sezione Misure di prevenzione, ha interessato beni dislocati tra la capitale e la provincia di Terni, dove l’uomo risultava proprietario di terreni nei comuni di Ficulle e Allerona. L’operazione è il risultato di indagini patrimoniali coordinate dalle forze dell’ordine di Roma nell’ambito di un’inchiesta più ampia che aveva già portato a un’ordinanza cautelare nei confronti di 26 persone.

Il profilo del soggetto colpito dal provvedimento

L’individuo destinatario del sequestro è ritenuto dalle autorità socialmente pericoloso e figura tra gli indagati di spicco di un cartello della droga strutturato, già emerso nel corso di precedenti procedimenti giudiziari. Il regime carcerario del 41 bis a cui è sottoposto — previsto per detenuti ritenuti ancora in grado di mantenere collegamenti con organizzazioni criminali dall’interno del carcere — testimonia il livello di pericolosità attribuito al soggetto dagli organi inquirenti.

L’indagine patrimoniale e la sproporzione reddituale

Il punto di partenza dell’attività investigativa è stata un’analisi approfondita dei flussi finanziari riferibili all’uomo e al suo nucleo familiare. Gli accertamenti hanno messo in luce una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e la consistenza del patrimonio accumulato nel tempo, ritenuto dagli inquirenti il frutto del reinvestimento di proventi illeciti derivanti dall’attività di narcotraffico. È proprio questo squilibrio a costituire il presupposto giuridico per l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale previste dalla normativa antimafia, indipendentemente dall’esito del procedimento penale principale.

Il dettaglio dei beni sequestrati

Il decreto emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Roma elenca con precisione i cespiti colpiti dal provvedimento. Nel complesso sono stati sequestrati 5 immobili e 19 terreni per una superficie totale di circa 40 ettari, oltre a un orologio di lusso e a una serie di rapporti finanziari e bancari intestati all’uomo o comunque a lui riconducibili tramite i familiari. Tra i beni fondiari figura il lotto di terreni situato nella zona compresa tra i comuni di Ficulle e Allerona, nell’entroterra della provincia di Terni, a conferma della proiezione extraurbana degli investimenti del sodalizio criminale.

Il collegamento con l’ordinanza sui 26 indagati

Il sequestro si inserisce in un filone investigativo più ampio che aveva già prodotto risultati concreti con una recente ordinanza cautelare notificata a 26 persone gravitanti attorno alla stessa rete criminale. La struttura del cartello, secondo quanto emerso dalle indagini, presentava una organizzazione interna articolata, capace di movimentare ingenti quantità di sostanze stupefacenti e di reinvestire i proventi in attività apparentemente lecite, tra cui l’acquisto di immobili e terreni anche fuori dal territorio della capitale.

Lo strumento antimafia applicato

Il sequestro dei beni è stato adottato ai sensi della normativa antimafia, che consente all’autorità giudiziaria di aggredire il patrimonio di soggetti ritenuti pericolosi anche al di fuori di una condanna definitiva, ogni volta che emerga una sproporzione non giustificabile tra redditi legali e ricchezze accumulate. Lo strumento della misura di prevenzione patrimoniale si affianca dunque all’azione penale ordinaria come leva per privare le organizzazioni criminali dei capitali generati dalle attività illecite.

Redazione

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