Il Comitato Spontaneo Pendolari di Terni denuncia un nuovoa disservizio che ha colpito centinaia di viaggiatori Trenitalia sulla tratta ferroviaria Roma-Umbria, lasciati senza assistenza per ore presso le stazioni di Roma Termini e Roma Tiburtina. L’evento, verificatosi in occasione di una manutenzione programmata, si è trasformato — secondo il comitato — nell’ennesima dimostrazione di inefficienza organizzativa e mancanza di rispetto verso i cittadini.
Quello che era stato comunicato inizialmente come un insieme di soppressioni parziali con servizi sostitutivi attivi si è rivelato, nei fatti, un blocco pressoché totale del servizio ferroviario pubblico. Nessun coordinamento reale, nessuna informazione chiara agli utenti, nessuna assistenza nelle stazioni.
Roma Termini e Tiburtina: ore di attesa e informazioni assenti
Presso Roma Termini, numerosi passeggeri sono rimasti fermi dalla tarda mattinata senza ricevere indicazioni utili né supporto dal personale. L’unica alternativa concreta messa a disposizione è stata un autobus previsto per le 23, partito in ritardo e con una gestione definita dal comitato “approssimativa”, che non ha garantito il trasporto a tutti gli utenti in attesa.
La situazione è ulteriormente degenerata a Roma Tiburtina, dove si sono registrati momenti di tensione tra passeggeri esasperati e il personale di stazione, che non è stato messo nelle condizioni di gestire professionalmente il caos creatosi.
Pendolari diretti a Orte esclusi dai bus sostitutivi
Tra i casi più gravi segnalati figura quello dei pendolari con destinazione Orte, a cui è stato inizialmente negato l’accesso ai mezzi sostitutivi con la motivazione che la loro fermata “non era prevista”. Solo dopo proteste prolungate e l’intervento delle forze dell’ordine — chiamate dagli stessi conducenti degli autobus — è stata concessa, dopo oltre un’ora di attesa, una soluzione improvvisata.
Ancora più controverso è quanto segnalato da diversi utenti presso i punti informativi: l’invito ad acquistare un nuovo biglietto per salire sugli autobus sostitutivi, nonostante il possesso di un abbonamento regolare in corso di validità. Il comitato definisce questo comportamento “inaccettabile” e potenzialmente abusivo.
Lavoratori a casa oltre l’1.40: anche personale sanitario coinvolto
Tra le categorie più colpite figurano i lavoratori pendolari, incluso personale sanitario in servizio anche nel fine settimana, costretti a rientrare a casa a notte fonda, in alcuni casi oltre l’1.40, dopo ore di stress e totale assenza di supporto logistico. Diverse persone hanno optato per taxi condivisi per sostenere i costi, altre sono state costrette a pernottare a Roma.
Il comitato sottolinea anche l’assenza di qualsiasi forma di ristoro durante le lunghe ore di attesa: nessun supporto alimentare, nessuna assistenza sanitaria minima.
Le richieste formali del comitato a Trenitalia e alle Regioni
Il Comitato Spontaneo Pendolari di Terni ha formalizzato una serie di richieste urgenti:
- Spiegazioni pubbliche e trasparenti non solo sulle cause tecniche del disservizio, ma sulle ragioni per cui non sono state predisposte misure preventive adeguate, incluso un numero minimo di bus sostitutivi e assistenza straordinaria;
- Assunzione di responsabilità da parte dei vertici competenti e applicazione delle misure disciplinari previste;
- Un piano strutturato e credibile per garantire servizi sostitutivi dignitosi in caso di emergenze o manutenzioni programmate.
Il comitato si rivolge anche alle Regioni, in particolare a quelle che si stanno dimostrando attente alle problematiche dei pendolari, chiedendo che esercitino pressione nei confronti di Trenitalia.
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