Con un tasso di pagamento del 73% su 387 progetti per un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro, il comune di Terni si posiziona come il capoluogo umbro più avanzato nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. I dati, aggiornati in tempo reale dalla piattaforma Openpnrr di Openpolis, fotografano una situazione in rapida evoluzione a meno di due mesi dalla scadenza europea del 30 giugno 2026, termine oltre il quale nessuna spesa potrà essere riconosciuta ai fini del Pnrr.
L’Umbria nel suo complesso presenta 4.407 progetti attivi, per un monte investimenti di 8,5 miliardi — 7,1 dei quali direttamente riconducibili al piano nazionale e 1,5 miliardi da altre risorse. Il tasso di pagamento regionale è pari al 46%, leggermente superiore alla media nazionale del 44% calcolata su un totale di 225,25 miliardi. La provincia di Terni concentra 1.025 dei 4.407 progetti censiti sull’intero territorio regionale.
Il comune di Perugia, primo capoluogo umbro per volume progettuale, gestisce 896 interventi per un valore di 2,9 miliardi con pagamenti fermi al 70%: un risultato solido, ma inferiore di tre punti percentuali rispetto a Terni. La provincia di Perugia raccoglie la quota più ampia dei progetti regionali, con 3.197 interventi su 4.407.
Sul piano delle linee di intervento, la digitalizzazione è il comparto più popoloso con 1.262 progetti, davanti a scuola, università e ricerca (1.175) e impresa e lavoro (962). In termini di risorse mobilitate, la giustizia assorbe il volume maggiore con 2,3 miliardi, seguita dalla digitalizzazione con 1,5 miliardi, dalla transizione ecologica con 929,2 milioni, da impresa e lavoro con 522,7 milioni, dalla scuola con 467,9 milioni e dalla salute con 464,8 milioni. Le aree meno finanziate risultano pubblica amministrazione (13.700 euro) e infrastrutture (2,2 milioni).
Il quadro normativo che governa la fase conclusiva è definito da una circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze, rivolta esplicitamente ai comuni in qualità di soggetti attuatori — con possibilità di estensione ad altri enti con caratteristiche analoghe, come confermato dall’Anci. I progetti il cui completamento è attestato dal certificato di ultimazione lavori devono essere formalmente conclusi entro il 30 giugno 2026; le amministrazioni titolari avranno poi tempo fino al 31 agosto per raccogliere e validare la documentazione.
La circolare stabilisce che la data di emissione del certificato “rappresenta l’unico riferimento valido per attestare il rispetto delle scadenze europee”. Sono tollerate lavorazioni residuali, a condizione che siano limitate e completate entro 60 giorni dal rilascio del documento. Per i progetti che non rispetteranno queste condizioni, “le spese sostenute non saranno considerate ammissibili nell’ambito del Pnrr” e sarà necessario reperire fonti di finanziamento alternative.
A conferma delle difficoltà sistemiche, l’Italia ha recentemente ottenuto una ulteriore revisione del proprio piano nazionale. Gli analisti di Openpnrr ricordano che “la scadenza imminente porta con sé interrogativi cruciali sulla reale capacità del paese di raggiungere in tempo tutti gli obiettivi previsti” e che il monitoraggio dell’attuazione resta “essenziale in questa fase conclusiva”.
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