Omicidio Ilaria Sula: chiesto l’ergastolo per Mark Samson

Il 19 maggio 2026, nell'aula bunker di Rebibbia, pubblici ministeri chiedono la pena più severa per il femminicidio della 22enne ternana uccisa a Roma nel marzo 2025

Mark Antony Samson, 23 anni, reo confesso dell’omicidio della sua ex fidanzata Ilaria Sula, studentessa ternana della Sapienza, rischia la condanna all’ergastolo. La richiesta è stata formulata martedì 19 maggio 2026 nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, davanti alla Corte d’Assise, dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dalla Pm Maria Perna. Il delitto si consumò tra il 25 e il 26 marzo 2025 in un appartamento di via Homs a Roma, dove Ilaria fu picchiata, stordita e accoltellata. Il movente, secondo l’accusa, affonda le radici in un controllo ossessivo e in una gelosia ingestibile, sfociati in un omicidio lucidamente premeditato.

Le tre aggravanti contestate dalla procura

La richiesta di condanna all’ergastolo si fonda su tre aggravanti specifiche, illustrate dal procuratore aggiunto Cascini nel corso dell’udienza: premeditazione, legame affettivo tra reo e vittima, e futili motivi. Secondo l’accusa, Samson aveva pianificato il delitto con anticipo, come dimostrerebbero i messaggi inviati ad alcuni amici prima dell’incontro con Ilaria, in uno dei quali scriveva: «La affogo nell’acquario, deve chiedere scusa in tutte le lingue».

Cascini ha sottolineato la totale assenza di pentimento da parte dell’imputato: «Samson ha convocato Ilaria in un agguato. Un omicidio programmato ed eseguito con freddezza, poiché la studentessa è stata stordita a pugni e poi accoltellata. Inoltre Samson non ha avuto alcuna pietà mentre la colpiva a pugni e poi l’ha accoltellata».

La ricostruzione del femminicidio

Secondo la Pm Perna, il controllo sistematico esercitato da Samson su Ilaria era iniziato ben prima del delitto. L’imputato si era impossessato delle credenziali degli account social della ragazza, spiandone le conversazioni private. Quando Ilaria, stanca delle bugie del fidanzato sull’università, aveva chiesto una pausa dalla relazione, Samson aveva reagito con ricatto morale, fingendo di aver subito un furto in casa dei genitori per ottenere ospitalità da lei.

La scoperta che Ilaria stava pianificando un incontro con un altro ragazzo aveva fatto precipitare la situazione. In un messaggio a un amico, Samson aveva scritto: «Finirò in galera, ma lei è solo mia. Lo deve capire. La metto all’angolino. Io soffro come un maiale e lei se la spassa. Che puttana!».

Nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2025, Ilaria venne picchiata a pugni, colpita anche quando era già caduta a terra, poi finita con un coltello già presente nella stanza. Il corpo fu nascosto in una valigia e successivamente gettato in un dirupo su un monte dove la coppia aveva in precedenza festeggiato un anniversario.

Dopo il delitto: nessun cedimento, nessuna verità

Tra i passaggi più gravi contestati dall’accusa, il comportamento di Samson nelle ore e nei giorni successivi all’omicidio. Subito dopo aver abbandonato il cadavere, il 23enne si recò a mangiare una piadina. Nelle sere successive uscì con gli amici e andò a ballare. Quando circolò la notizia della scomparsa di Ilaria, si offrì di partecipare alle ricerche. Dal telefono della vittima, già morta, inviò messaggi ai familiari e amici di lei sostenendo che la ragazza fosse fuggita a Napoli con un altro, definendola con epiteti offensivi per gettare discredito sulla sua memoria.

In commissariato, prima di essere inchiodato alle proprie responsabilità, abbracciò il padre di Ilaria dichiarando di amarla e di non sapere nulla della sua scomparsa. La confessione arrivò solo quando le prove erano incontrovertibili. «Samson confessa solo quando è inchiodato alle sue responsabilità», ha rimarcato la Pm Perna.

Il ruolo della madre e la posizione processuale

La madre di Samson ha già patteggiato due anni di reclusione per aver aiutato il figlio a occultare il cadavere di Ilaria e a pulire la stanza dal sangue. Secondo la Pm, la donna avrebbe mantenuto in aula un «atteggiamento servile nei confronti del figlio», non contribuendo a chiarire la ricostruzione temporale degli eventi.

Samson, accusato di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, ha scelto di non essere presente all’udienza del 19 maggio. La Pm Perna ha definito la sua personalità «veramente allarmante», sottolineando come la capacità di mentire e manipolare dell’imputato renda impossibile ricostruire con esattezza la sequenza dei fatti nella notte del delitto.

Redazione

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Ergastolo

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3 mesi fa

Giusto.

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