Avvocati e detenuti spiati in carcere. La vicenda riguarda il carcere di Perugia ma arriva anche a Terni, visto che la camera penale ternana si aggiunge a quella perugina nella richiesta di chiarimenti. Ad autorizzare la richiesta sarebbe stata la procura perugina nell’ambito della vicenda che riguarda il traffico di stupefacenti per il quale è stato arrestato il ristoratore folignate Giampaolo Coresi – fermato con 40 chili di cocaina nell’auto più altri 20 nascosti in pizzeria- e l’inchiesta parallela che riguarda la sua legale Daniela Paccoi, accusata di aver fatto da tramite con la mafia albanese.
ll consiglio direttivo della Camera penale di Perugia ha denunciato pubblicamente l’attivazione di intercettazioni ambientali audio e video all’interno delle salette destinate ai colloqui riservati tra detenuti e difensori presso la Casa Circondariale di Capanne, nel capoluogo umbro. Le captazioni sarebbero state disposte nell’ambito di un’indagine penale della Procura di Perugia a carico di un avvocato che avrebbero finito per registrare indiscriminatamente conversazioni di detenuti e difensori del tutto estranei al procedimento.Ad essere coinvolti, sia avvocati perugini che ternani: sarebbero 28 in totale i detenuti dei quali è stata spiata la conversazione con i rispettivi legali.
Il caso ha scatenato immediate reazioni nel mondo forense umbro, con la Camera penale perugina che ha proclamato lo stato di agitazione permanente e ha richiesto un’interlocuzione urgente con il Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Perugia, organo titolare della vigilanza sugli uffici requirenti del distretto e dell’azione disciplinare. La vicenda è tata resa nota sulla stampa dall’avvocato Alessandro Cannevale, già procuratore di Spoleto, parlando con il quotidiano La Verità .
La dinamica delle intercettazioni contestate
Secondo quanto ricostruito dall’organismo degli avvocati, una volta avviata l’attività di captazione nelle salette colloqui, le registrazioni audio e video sarebbero continuate senza interruzione, anche nei casi in cui i soggetti presenti non erano oggetto dell’indagine originaria. Il materiale così acquisito sarebbe rimasto — e risulterebbe tuttora — nella disponibilità della Procura, degli inquirenti e dei difensori delle persone indagate nel procedimento per cui le intercettazioni erano state autorizzate.
La Camera penale di Perugia denuncia con fermezza che tali fatti rappresentano “una violazione grave del segreto professionale tra assistito e difensore”. L’organismo sottolinea che attraverso la prosecuzione indiscriminata delle captazioni “si è inferto un vulnus all’aspetto più intimo del mandato defensionale”, permettendo potenzialmente l’ascolto di strategie difensive, dati sensibili e informazioni riservate sulla posizione giudiziaria dei detenuti.
Il richiamo all’articolo 103 del codice di procedura penale
Al centro della contestazione vi è anche un profilo di stretta legalità processuale. L’articolo 103 del codice di procedura penale prevede garanzie specifiche a tutela delle comunicazioni tra imputato e difensore, imponendo limitazioni precise all’attività di intercettazione in tali contesti. La Camera penale perugina rileva che le captazioni avrebbero dovuto essere interrotte non appena accertata l’estraneità degli interlocutori all’inchiesta. “Non vi è alcuna plausibile ragione per cui, in tale frangente, le captazioni non siano state fermate”, si legge nella nota ufficiale dell’organismo.
“Principi basilari di civiltà giuridica sono stati calpestati senza alcuna ragione“, è l’affermazione contenuta nella nota della Camera penale di Perugia, che non usa mezze misure nel qualificare la gravità dell’accaduto. Cannevale, parlando al quotidiano è durissimo: “Si poteva benissimo ordinare di attivare la registrazione solo quando la Paccoi e il suo cliente si fossero accomodati nella sala colloqui. Nel momento stesso in cui uno dei due fosse uscito, la captazione andava fermata. Invece sono state sottoposte a intercettazione tutte e quattro le sale colloqui del carcere di Capanne”. Cannevale, che difende la Paccoi, non parla di reato ma di forti ingerenze nella vita privata.
La solidarietà della Camera penale di Terni
La vicenda ha trovato immediata eco anche presso la Camera penale di Terni. L’organismo ternano ha confermato che, stando alle notizie di stampa, il legale coinvolto nell’indagine sarebbe iscritto al proprio foro. La Camera penale di Terni ha citato esplicitamente la violazione degli articoli 104 e 111 della Costituzione e dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela il rispetto della vita privata e della corrispondenza.
La dichiarazione del difensore incaricato nel procedimento, l’avvocato Alessandro Cannevale, rilasciata al quotidiano La Verità , ha fornito ulteriori dettagli sull’attività captativa descritta come “indiscriminata”. La Camera penale di Terni ha dichiarato la propria adesione alla richiesta di chiarimenti formulata dalla “consorella” di Perugia al Procuratore generale, manifestando disponibilità a partecipare alla riunione in cui quest’ultimo dovrà fornire le spiegazioni richieste, nei limiti consentiti dalla normativa vigente.
Lo stato di agitazione e i prossimi passi
La situazione resta in evoluzione. Lo stato di agitazione permanente proclamato dalla Camera penale di Perugia rappresenta una misura di pressione istituzionale volta a ottenere risposte concrete e tempestive. L’interlocuzione richiesta con il Procuratore generale è finalizzata a chiarire le motivazioni alla base dell’autorizzazione delle intercettazioni, le modalità con cui sono state condotte e le ragioni per cui non siano state interrotte quando sarebbe emersa l’estraneità dei soggetti captati.
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