Il confronto sul futuro dell’ospedale di Terni entra in una nuova fase di tensione pubblica. Il Comitato per la difesa dell’ospedale, guidato dai portavoce Gianni Giovannini e Federico Di Bartolo, ha presentato ufficialmente la propria proposta di riqualificazione durante un incontro alla Biblioteca Comunale di Terni (Bct), rilanciando anche il nuovo sito internet del Comitato come strumento di comunicazione e partecipazione civica. A stretto giro è arrivata la replica del consigliere comunale Claudio Batini, che ha contestato nel merito e nel metodo le argomentazioni del Comitato.
La proposta del Comitato: riqualificare l’esistente entro sei anni
Il piano presentato da Giovannini e Di Bartolo prevede una serie di interventi concreti sull’attuale struttura ospedaliera: riqualificazione del complesso a Colle Obito, completamento dell’anello viario interno e dell’uscita in via VIII Marzo, realizzazione di un parcheggio da 300 posti auto, ampliamento del pronto soccorso di 700 metri quadrati, installazione di nuovi ascensori e costruzione di un Blocco Sud con nuovi ambulatori.
Secondo i portavoce, questo percorso consentirebbe di consegnare alla comunità «un ospedale moderno ed efficiente in 5, massimo 6 anni», a fronte dei costi enormemente superiori che comporterebbe la costruzione di una struttura ex novo. Di Bartolo ha attaccato direttamente la valutazione regionale: «La previsione di delocalizzazione va dai 600 agli 800 milioni. È un’ipotesi non percorribile: le finanze locali e nazionali sono tali che queste risorse pubbliche non sono disponibili, e ricorrere al credito significherebbe restituire un volume di denaro assolutamente insostenibile».
Il Comitato denuncia anche quello che definisce immobilismo istituzionale: dopo sei anni di giunta Tesei e due anni di giunta Proietti, le priorità strategiche sulla sanità ternana resterebbero ancora irrisolte. «C’è un silenzio assordante nei confronti della nostra proposta», ha sottolineato Giovannini, rimarcando il paradosso di una cittadinanza che avanza proposte economicamente equilibrate mentre le istituzioni «vogliono spendere il più possibile».
La replica di Batini: «Confronto parziale, nessuna serietà tecnica»
Il consigliere comunale Claudio Batini non ha lasciato cadere nel vuoto le dichiarazioni del Comitato e ha risposto a distanza con toni netti. Secondo Batini, «fare un confronto elencando i numeri di una sola opzione e nascondendo completamente quelli dell’altra non è una cosa seria, e di tecnico-economico non ha nulla». Il consigliere contesta la metodologia dell’analisi: presentare i costi di un’unica soluzione senza mettere in parallelo quelli della proposta alternativa non costituisce, a suo avviso, un contributo tecnico credibile.
Batini ha poi alzato il tono politico della polemica, definendo l’uscita stampa «una puerile campagna elettorale per conto di una sinistra regionale che non ha alcuna intenzione di fare l’ospedale di Terni da qui alla fine del mandato». L’accusa è quella di strumentalizzare il tema ospedaliero a fini di consenso, senza una reale volontà progettuale.
Sul tema specifico dei fondi INAIL — citati dal Comitato come possibile leva finanziaria alternativa al credito privato — Batini è lapidario: affermare che con quei fondi l’ospedale sarebbe pronto in cinque anni, «quando nessuno sa se questi fondi siano mai stati chiesti», equipara, secondo il consigliere, una soluzione speculativa a una certezza. Il paragone usato è diretto: «È come dire che con i soldi a strozzo si vive meglio e più sicuri».
Il nodo della governance sanitaria e dell’azienda territoriale unificata
Oltre alla disputa sui costi, entrambe le parti toccano un tema più ampio: la qualità delle prestazioni sanitarie e la governance complessiva del sistema. Di Bartolo ha insistito sul fatto che il problema reale non sono i muri, ma «le prestazioni della qualità, tecnologia, competenze, organici», sottolineando come ogni giorno ci siano annunci senza risultati tangibili. Il Comitato ha anche evidenziato i ritardi sulla costituzione dell’azienda territoriale unificata, considerata un altro esempio di decisioni rinviate sine die
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