Bandecchi chiede stop sine die a cittadinanza italiana: “Meglio l’estinzione”

Il sindaco di Terni e presidente della Provincia propone il blocco del rilascio della cittadinanza italiana: «Dobbiamo togliere a tutti l’illusione che arrivare in Italia vuol dire diventare cittadini italiani».

Bloccare il rilascio della cittadinanza italiana, anche per un periodo prolungato, per modificare l’approccio del Paese all’immigrazione. È la proposta avanzata da Stefano Bandecchi, sindaco di Terni, presidente della Provincia e leader di Alternativa Popolare, intervenuto sul tema prima attraverso i social e successivamente con dichiarazioni all’ANSA. Bandecchi chiede un «blocco immediato sine die» delle cittadinanze, sostenendo che l’Italia debba rivedere le proprie politiche in un momento caratterizzato, secondo la sua analisi, dall’invecchiamento della popolazione e dall’arrivo di cittadini extracomunitari. «Meglio l’estinzione che regalare l’italianità», ha scritto sui social.

Il primo cittadino ternano ha poi articolato la propria posizione parlando della situazione demografica e migratoria italiana. «Oggi la situazione dell’Italia è complessa e complicata», ha dichiarato all’ANSA, aggiungendo che «l’Italia è una nazione che sta invecchiando» e sostenendo che gli arrivi di cittadini extracomunitari abbiano assunto caratteristiche che definisce «invasive».

Secondo Bandecchi, il Paese non sarebbe riuscito finora né a fermare questi flussi né a gestirli adeguatamente. Da qui la richiesta di intervenire direttamente sul riconoscimento della cittadinanza italiana, sospendendolo.

Il leader di Alternativa Popolare non indica una durata precisa per la misura proposta. «Per quanto mi riguarda va bloccato il riconoscimento della cittadinanza italiana, per 10, 20, 30 anni, non lo so, 2 giorni, 2 ore, una settimana», ha affermato.

Il punto centrale della posizione espressa dal sindaco di Terni riguarda il rapporto tra l’arrivo nel Paese e la possibilità di acquisirne successivamente la cittadinanza. «Dobbiamo togliere a tutti immediatamente l’illusione che arrivare in Italia vuol dire diventare cittadini italiani», ha sostenuto Bandecchi.

Nelle sue dichiarazioni, il presidente della Provincia ha collegato il concetto di cittadinanza anche alla storia nazionale e alle generazioni che hanno contribuito alla costruzione del Paese. Secondo Bandecchi, quanto possiede oggi l’Italia deriva dal lavoro e dai sacrifici compiuti da «bisnonni, nonni, padri», vissuti in epoche nelle quali, ha sottolineato, non esistevano le attuali condizioni di benessere.

«Quanta gente è morta in Italia per costruire questa nazione…», ha aggiunto, ribadendo così una concezione dell’italianità fortemente legata alla nascita, alla storia familiare e all’appartenenza nazionale.

Bandecchi ha poi contrapposto la propria posizione a quella che definisce «l’idea di sinistra», dalla quale si è dichiarato «totalmente in disaccordo». A suo giudizio, questa impostazione porterebbe a «riconoscere con superficialità la cittadinanza a chiunque qui arrivi».

Il sindaco ha quindi ribadito che la sospensione delle cittadinanze rappresenterebbe, nella sua visione, uno strumento necessario per ridefinire le politiche italiane in materia.

«Per me il blocco delle cittadinanze è un elemento fondamentale per ricominciare a avere le idee chiare, per me si può arrivare anche all’estinzione», ha affermato.

Per spiegare la propria concezione del rapporto tra residenza, lavoro e cittadinanza, Bandecchi ha citato anche la sua esperienza professionale internazionale. Il leader di Alternativa Popolare ha ricordato di lavorare in Canada, Emirati, Inghilterra e Stati Uniti, sottolineando di non aver mai chiesto di diventare cittadino di questi Paesi.

«Io lavoro in Canada, negli Emirati, in Inghilterra, negli Stati Uniti e non ho mai chiesto la cittadinanza e non ne ho bisogno», ha spiegato.

Bandecchi ha quindi sostenuto che sia possibile vivere o lavorare all’estero rispettando le norme del Paese ospitante, pagando le tasse e mantenendo allo stesso tempo la propria cittadinanza originaria. «Ma poi voglio essere cittadino di dove sono nato, cioè italiano», ha concluso.

Redazione

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