Avigliano, la foresta fossile chiude dopo 40 anni: “Colpa della scarsa manutenzione”

La Foresta fossile di Dunarobba e il Centro di paleontologia vegetale sono stati chiusi temporaneamente per interventi di manutenzione, ma la decisione della Soprintendenza apre il confronto politico ad Avigliano Umbro.

La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria ha disposto la chiusura temporanea della Foresta fossile di Dunarobba, ad Avigliano Umbro, e del vicino Centro di paleontologia vegetale per consentire interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. La decisione, comunicata nei giorni scorsi, ha provocato la reazione dei consiglieri comunali di opposizione Roberto Pacifici, Giuseppe Chianella e Umbro Selvetti del gruppo Per Avigliano Umbro, che chiedono chiarimenti sulle modalità dello stop alle visite e sulla gestione del sito.

Il provvedimento arriva in una fase particolarmente delicata per il settore turistico, con la struttura chiusa al pubblico dal 22 agosto e con l’avvio delle procedure per un nuovo affidamento dei servizi di assistenza culturale e di ospitalità ai visitatori. La precedente convenzione con la cooperativa Surgente, che per anni ha curato la gestione del sito, è infatti arrivata alla scadenza.

Secondo quanto comunicato dalla Soprintendenza, la sospensione delle attività è legata alla necessità di effettuare interventi di manutenzione e tutela del patrimonio fossile, mentre parallelamente saranno avviate le procedure amministrative per individuare il nuovo soggetto incaricato dei servizi di accoglienza.

La vicenda è stata però contestata dal gruppo consiliare di opposizione, che considera la Foresta fossile di Dunarobba un patrimonio scientifico e turistico di rilevanza unica. I consiglieri hanno criticato soprattutto il metodo con cui sarebbe stata comunicata la chiusura, sostenendo che l’annuncio sia arrivato attraverso un post sui social senza, a loro giudizio, un provvedimento amministrativo pubblico capace di chiarire motivazioni, durata degli interventi e tempi previsti per la riapertura.

Al centro delle critiche c’è anche la questione della gestione futura della struttura. La convenzione con la cooperativa Surgente, secondo quanto riferito dai consiglieri, prevedeva la possibilità di una proroga fino a un anno, ma tale possibilità non sarebbe stata utilizzata dall’amministrazione comunale.

Nella nota diffusa dall’opposizione viene richiamata anche una possibile motivazione politica dietro la mancata proroga. I consiglieri fanno riferimento a una presunta «antipatia» del sindaco nei confronti del presidente della cooperativa come possibile elemento alla base della decisione, senza però che tale circostanza venga indicata come una motivazione ufficiale dell’amministrazione.

Un ulteriore elemento contestato riguarda il periodo scelto per la chiusura. Secondo Per Avigliano Umbro, lo stop alle visite arriva nel pieno della stagione turistica estiva, quando il sito registra una parte significativa delle proprie presenze grazie anche alle visite scolastiche. I consiglieri sostengono infatti che le scuole rappresentino circa il 60-70 per cento del flusso di visitatori e che la chiusura possa incidere sulla programmazione delle gite.

Sempre secondo quanto dichiarato dall’opposizione, nei due giorni successivi alla comunicazione della sospensione circa 90 persone avrebbero annullato la visita programmata, con il rischio di ulteriori cancellazioni nei giorni successivi.

I consiglieri sottolineano inoltre che, anche durante precedenti interventi di manutenzione, il sito non sarebbe mai stato completamente chiuso al pubblico. Per questo motivo chiedono all’amministrazione comunale di chiarire se esista un atto formale che disponga la chiusura e quali siano le tempistiche previste per la conclusione dei lavori.

«Non contestiamo la necessità di tutelare i tronchi fossili, ma il modo in cui questa situazione è stata affrontata. – Concludono – Dopo 40 anni di apertura, se oggi si decide di chiudere la Foresta fossile, qualcuno deve spiegare perché».

La richiesta dei consiglieri riguarda quindi non la necessità degli interventi di conservazione, ma la gestione della fase di transizione e le modalità con cui è stata comunicata la sospensione delle attività. Nel frattempo proseguono le procedure per il nuovo affidamento dei servizi destinati ai visitatori.

Redazione

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