La situazione della siderurgia nazionale, già segnata da rallentamenti produttivi e aumenti dei costi delle materie prime, sta avendo un impatto diretto anche sul polo di Terni, dove uno dei forni fusori dell’area a caldo risulta spento mentre prosegue la lavorazione delle bramme provenienti dall’Indonesia. La scelta del gruppo Arvedi di evitare la cassa integrazione, riconoscendo premi ai lavoratori, non elimina tuttavia le criticità del settore, in un momento in cui pesano la scarsità di rottame, il caro prezzi e la concorrenza dei mercati asiatici.
Il tema è stato affrontato in parlamento nel corso del parere espresso dalla Terza commissione del Senato sul bilancio del Ministero degli Esteri. A ricostruire il quadro è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha richiamato anche il caso dello stabilimento di viale Brin.
“La siderurgia italiana guida la transizione green, avanguardia in Europa con 34 impianti che producono con forni elettrici”, ha spiegato il ministro, ricordando che la produzione nazionale si assesta oggi intorno ai 20 milioni di tonnellate. Urso ha evidenziato inoltre l’importanza dei contratti di programma siglati negli ultimi mesi: “Abbiamo realizzato prima il contratto di programma con il gruppo Arvedi a Terni, poi quello con Adria a Piombino”, ha dichiarato, sottolineando come tali interventi puntino a rafforzare i poli industriali strategici del Paese.
La questione più complessa riguarda l’ex Ilva, sulla quale – ha ricordato Urso – pesa “la pesante eredità di Mittal, certificata in oltre 4 miliardi di euro di danni”. Un ostacolo che non frena però l’obiettivo dell’esecutivo: “Se riusciremo anche in questo, l’Italia diventerà il primo Paese europeo a produrre solo acciaio green”, ha aggiunto.
Sul fronte europeo, il ministro ha anticipato l’arrivo di importanti novità. Il 3 dicembre la Commissione Ue presenterà un pacchetto di misure di salvaguardia che comprenderà dazi, quote e soprattutto la fine dell’export di rottame ferroso fuori dal continente, richiesta avanzata dall’Italia per tutelare la filiera interna. Il 10 dicembre è invece attesa la revisione del Cbam, il meccanismo che impone una tassa sulle emissioni contenute nelle merci importate.
Secondo Urso, le riforme in arrivo rappresentano un passaggio fondamentale per garantire condizioni di concorrenza più eque rispetto ai Paesi terzi e assicurare stabilità agli impianti nazionali, compreso il sito Ast di Terni, strettamente legato agli sviluppi della politica industriale europea.
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