Concessioni idriche Sangemini, sindacati e opposizione contro lo spacchettamento

Il braccio di ferro tra il sindaco Clementella e le organizzazioni sindacali si intensifica: in gioco quasi 100 posti di lavoro e il futuro dei marchi storici dell'acqua umbra

Il dibattito sulle concessioni idriche di Sangemini torna al centro della scena politica e sindacale umbra, nonostante la Regione avesse già espresso la propria posizione attraverso l’assessore Thomas De Luca. A mantenere viva la tensione è la richiesta del sindaco di San Gemini, Luciano Clementella, che insiste per riservare una quota delle concessioni a uso termale, nell’ottica di attrarre un investitore privato per la riqualificazione del vecchio parco. Una posizione che si scontra frontalmente con quella di Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil Umbria e della Rsu dello stabilimento delle acque minerali, compatte nel ribadire la propria contrarietà alla frammentazione delle concessioni.

La posizione dei sindacati: no allo spacchettamento, sì alle sinergie

Le organizzazioni sindacali chiariscono di non essere pregiudizialmente contrarie a uno sviluppo termale del territorio. Il punto critico riguarda il metodo, non la visione. «Non siamo contro lo sviluppo delle terme», precisano, «anzi avevamo espressamente detto che era importante creare sinergia tra i portatori di interesse». Secondo quanto emerso nell’ultimo incontro in Regione, la soluzione tecnica ritenuta percorribile era quella di un bando unico con garanzie occupazionali, lasciando al vincitore la facoltà di destinare una quota minima all’uso idropinico. Lo spacchettamento delle concessioni, invece, rappresenterebbe per i sindacati uno scenario inaccettabile.

La richiesta rivolta alla Regione Umbria è quella di procedere quanto prima alla pubblicazione del bando pubblico, tenendo conto dei lavoratori dei siti produttivi di Sangemini e Amerino e dello sviluppo dei rispettivi marchi. Il tono si fa esplicito quanto alle conseguenze in caso di mancato ascolto: «ci vedremo costretti ad assumere tutte le iniziative a tutela di chi rappresentiamo, con ogni più ampia riserva di procedere anche per vie legali», avvertono i sindacati, rivendicando anni di impegno nella tutela dell’occupazione e dei marchi storici dei due stabilimenti.

L’opposizione consiliare: chiarezza sui posti di lavoro

Sul medesimo fronte si schierano le forze del Patto avanti in Consiglio comunale — Pd, M5s, Avs e Rifondazione Comunista — che dalla città di San Gemini chiedono al sindaco Clementella di rendere conto delle proprie scelte di fronte alla cittadinanza e ai lavoratori. «Non possiamo permettere che il futuro della Sangemini venga messo a rischio per una semplice eventualità o per progetti che oggi sono solo sulla carta», affermano le forze di opposizione.

La critica all’amministrazione comunale si concentra su una scelta di priorità ritenuta distorta: concentrarsi su «un’idea ancora priva di sostanza» anziché affrontare le criticità concrete di un’azienda considerata il simbolo del territorio. La posizione dei partiti converge pienamente con quella sindacale: «lo spacchettamento non è una strada percorribile», ribadiscono, sottolineando come la frammentazione delle concessioni potrebbe arrivare a determinare la chiusura dello stabilimento Sangemini.

L’obiettivo dichiarato dall’opposizione è la tutela dell’integrità aziendale e della stabilità economica di «quasi 100 famiglie» che dipendono direttamente dall’attività produttiva. I partiti precisano inoltre che nessuno esclude a priori un rilancio termale, a condizione che avvenga nel perimetro già delineato durante l’incontro in Regione a metà marzo: riservare, come indicato anche dai sindacati, una quantità minima di acqua per le cure idropiniche, non per strutture balneari o ricreative.

Il nodo del bando e le prossime mosse

Il quadro che emerge è quello di un fronte ampio e trasversale — sindacale, politico e in parte istituzionale — che chiede alla Regione di accelerare sulla pubblicazione del bando, fissando con chiarezza le priorità occupazionali. La posizione del sindaco Clementella rimane isolata rispetto a questo blocco, con la Regione che aveva già indicato una direzione diversa. I sindacati chiudono con un avvertimento netto: dopo anni trascorsi a difendere l’occupazione e i marchi di Sangemini e Amerino, non intendono cedere proprio nella fase decisiva.

Redazione

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