Nel suo intervento ha descritto Terni come una città con criticità ambientali specifiche. Quali sono le principali?
La nostra è una città industriale, con una storia importante ma anche con un impatto ambientale significativo. A questo si aggiunge una morfologia sfavorevole: la conca, la scarsa ventilazione, l’inversione termica. Tutti elementi che fanno sì che gli inquinanti ristagnino e che i problemi ambientali si amplifichino. Questo rende la situazione più complessa rispetto ad altri contesti e richiede interventi continui, non episodici.
Perché è importante partire dai dati sulle emissioni?
Perché senza numeri non si capisce la reale dimensione del problema. A Terni le emissioni pro capite sono molto più alte rispetto alla media nazionale, e una parte rilevante deriva dalle attività industriali. Questo significa che partiamo da una condizione più difficile e che abbiamo anche una responsabilità maggiore. Il tema del verde, quindi, non può essere affrontato in modo generico o solo simbolico.
Che ruolo può avere il verde in questo contesto?
Il verde è un elemento strategico. Può contribuire sia alla riduzione dell’inquinamento sia alla lotta al cambiamento climatico. In particolare i boschi hanno una capacità significativa di assorbimento della CO₂, ma devono essere gestiti nel tempo: un bosco giovane assorbe più di uno maturo. Questo significa che non basta piantare alberi, ma serve una gestione attiva e continuativa.
Questo implica interventi su scala più ampia?
Sì, ed è un punto fondamentale. Il problema non si ferma ai confini amministrativi, quindi è necessario lavorare su scala territoriale. Servono interventi coordinati che tengano insieme gestione dei boschi esistenti, nuove riforestazioni e pianificazione. Solo così il verde può avere un impatto reale e non restare un insieme di azioni isolate.
Quanto è urgente intervenire?
Molto. Nei prossimi anni dovremo adeguarci a limiti ambientali sempre più stringenti e oggi non abbiamo ancora una base strutturata. Il tempo è poco e il rischio è arrivare impreparati. Serve iniziare subito con un piano chiaro, altrimenti ogni intervento rischia di essere tardivo.
Nel suo intervento è emerso anche il tema delle risorse. Qual è il nodo principale?
Le risorse sono insufficienti, ma soprattutto non tornano ai territori. Esistono strumenti legati alle emissioni che generano fondi importanti, ma questi spesso non vengono reinvestiti dove l’impatto si produce. Si crea così uno squilibrio evidente tra chi subisce gli effetti e chi dispone delle risorse.
Qual è quindi la priorità per Terni?
Costruire un piano su scala ampia che tenga insieme dati, gestione del verde e risorse economiche. Solo così il verde può diventare una leva concreta di trasformazione. Senza questo passaggio, il rischio è restare fermi alle dichiarazioni, senza produrre cambiamenti reali e duraturi.
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