Orvieto, inaugurato il nuovo invaso di compenso per sfidare la siccità

Un’opera da 2,8 milioni di euro del Consorzio di bonifica Tevere-Nera per l’irrigazione e la gestione della risorsa idrica nel territorio agricolo dell’Umbria

ll Consorzio di bonifica Tevere-Nera ha inaugurato lunedì 26 ottobre, in località Sant’Egidio a Orvieto, il nuovo invaso di compenso a servizio del mondo agricolo. L’infrastruttura serve ad accumulare acqua quando è disponibile e a ridistribuirla nei periodi di siccità e di carenza idrica, per garantire continuità all’irrigazione. Alla cerimonia, svoltasi la mattina, hanno partecipato i vertici del Consorzio, il presidente nazionale di Anbi Francesco Vincenzi, il segretario generale di Aubac Marco Casini, rappresentanti del Ministero dell’Agricoltura, della Regione Umbria, del Comune di Orvieto, delle associazioni di categoria e delle istituzioni del territorio.

L’investimento e la collocazione

L’opera sorge al confine tra i territori comunali di Orvieto (Terni) e Castiglione in Teverina (Viterbo) e ha richiesto un investimento complessivo di 2,8 milioni di euro. Il finanziamento è stato interamente a carico del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. L’invaso fa parte del sistema di irrigazione a pioggia collocato sulle due sponde del Tevere.

Le caratteristiche tecniche

Il progetto è stato illustrato da Andrea Venturi, vice capo settore irrigazione del Consorzio. L’invaso è stato costruito in un’area pianeggiante nei pressi del Podere San Giacomo, su uno dei terrazzi alluvionali del fiume. Misura 44 per 75 metri, ha una profondità fino a 4 metri e una capacità iniziale di 16 mila metri cubi, che con un futuro ampliamento può arrivare a 32 mila metri cubi. È realizzato con arginature in terra e un rivestimento interno in materiale sintetico ad alta resistenza. La gestione sarà affidata a sistemi automatici telecontrollati, con sorveglianza tramite telecamere.

Sulla destra del Tevere l’acqua accumulata servirà un’area di circa 2.700 ettari. La rete di distribuzione per questa superficie sarà realizzata in una fase successiva e interesserà i territori di Attigliano, Lugnano in Teverina, Bomarzo e Graffignano.

Il riempimento per gravità

Uno degli elementi centrali del progetto è il sistema di alimentazione. L’acqua può arrivare dalla diga di Corbara direttamente per gravità, senza ricorrere a pompe, e questo permette di contenere i costi di gestione. L’infrastruttura è comunque predisposta anche per il riempimento meccanico: se il livello dell’acqua nella diga dovesse scendere al punto da non consentire più il riempimento a gravità, si potranno utilizzare le pompe.

Il collegamento con gli altri invasi

Il nuovo invaso non sarà soltanto una riserva per la futura rete irrigua. È collegato ai due invasi già operativi, quello di Castiglione in Teverina e quello di Montecchio, tramite una condotta di by-pass. Questo consente di ridistribuire agli altri due invasi l’acqua accumulata, quando necessario. Nella centrale di sollevamento sono state installate una nuova tubazione del diametro nominale di un metro, collegata alla condotta che porta l’acqua dalla diga di Corbara all’invaso, due valvole a farfalla e una valvola a fuso, anch’esse da un metro di diametro, per regolare i flussi. L’obiettivo è aumentare la capacità di accumulo e rendere più flessibile la gestione delle risorse disponibili.

Le dichiarazioni

Il presidente del Consorzio, Massimo Manni, ha affermato: «Il Consorzio dimostra ancora una volta che le risorse, quando disponibili, vengono ben spese a vantaggio del nostro territorio, a sua difesa ma anche per il suo sviluppo economico».

La direttrice Carla Pagliari ha indicato la funzione principale dell’opera: «Raccogliere l’acqua quando c’è per redistribuirla quando non c’è». Ha aggiunto che l’invaso potrà essere sfruttato anche per la produzione di energia elettrica.

Francesco Vincenzi ha sottolineato che i consorzi di bonifica italiani stanno lavorando per migliorare la resilienza dei territori rispetto alla crisi climatica. Ha ricordato che la quantità di acqua trattenuta in Italia è oggi «pari soltanto all’11%», dato che ha definito ancora insufficiente per un Paese esposto ai cambiamenti climatici.

Marco Casini ha parlato di «un’opera strategica che va incontro ai peggioramenti climatici» e ha annunciato che sono in programma altri investimenti, che l’Autorità di bacino seguirà a tutela delle acque e del territorio.

Francesca Coniglio, dirigente del Masaf, ha dichiarato che il Ministero agisce per realizzare i progetti «cercando di minimizzare la burocrazia» e ha riconosciuto la collaborazione tra tutte le amministrazioni coinvolte.

L’assessore regionale Francesco De Rebotti ha definito l’opera «esemplare sotto molteplici punti di vista». La sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, ha parlato di «un esempio di lungimiranza» e di collaborazione tra enti e istituzioni. La presidente di Coldiretti Umbria, Dominga Cotarella, ha affermato che l’acqua «non è un tema solo agricolo» ma un bene per l’industria e per tutti i cittadini.

Redazione

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