Grana importante per l’amministrazione comunale, messa sotto accusa dalla Tac Costruzioni e in particolare dal suo amministratore unico Alberto Brocani, proprietario del terreno su cui sorge l’omonimo vivaio, gestito dalla famiglia. Motivo del contendere, la riqualificazione di vocabolo Staino, dove il vivaio ha sede: ”
“Il sindaco è consapevole che il Comune di Terni preferisce sacrificare ettari di verde urbano piuttosto che correggere errori urbanistici, danneggiando così la collettività?”, scrive Brocani.
L’attività florovivaistica Brocani ha radici profonde in Umbria, operando dal 1894. Nel 1956, l’azienda si espanse a Terni, nell’area di vocabolo Staino, ampliandosi negli anni ’70 con un’ulteriore attività commerciale di giardinaggio. Alberto Brocani ricorda come nel 2002 Giampaolo Brocani, all’epoca titolare, avesse richiesto all’amministrazione comunale di espandere il Garden per sostenere un significativo sviluppo occupazionale.
L’amministrazione dell’epoca, con una delibera, decise che “la proposta di piano di ristrutturazione aziendale della ditta Brocani” fosse esaminata nel contesto della redazione del Piano Regolatore Generale (Prg).
“Nel 2004”, prosegue Brocani, “venne adottato il nuovo Prg che, per un errore sostanziale, collocava i volumi richiesti nella zona a verde vivaistica anziché nell’area già edificata da riqualificare”.
Presentate delle osservazioni al Prg, queste furono respinte in quanto “la richiesta era in contrasto con l’obiettivo del piano di completare il parco cittadino dello Staino tramite perequazione”.
Brocani sottolinea che, se l’obiettivo fosse stato davvero il completamento del parco cittadino,” non avrebbe avuto alcun senso la volontà poi espressa nel 2002 dalla giunta di inserire le volumetrie in un vivaio di produzione centenario, mentre più plausibile appare l’intento di danneggiare l’attività nell’ipotetico e apparente vantaggio della concorrenza”.
Con il passare degli anni, l’azienda si è trovata costretta “a chiudere un ramo dell’attività per l’impossibilità di ristrutturarlo, divenuto obsoleto nel tempo”.
Nel 2008, una variante al Prg introdusse nuove previsioni viarie nell’area del vivaio. Questo, secondo Brocani, dimostrava ulteriormente che l’amministrazione non era realmente interessata a proteggere le aree verdi o a completare il parco dello Staino.
Brocani e le sue aziende fecero ricorso al Tar, contestando sia il danno subito sia l’inattuabilità dei programmi edificatori a causa delle nuove previsioni viarie.
Tra il 2014 e il 2015 sembrava possibile una svolta: furono presentate due soluzioni gradite all’amministrazione, tanto da indurre la proprietà a ritirare il ricorso al Tar. Tuttavia, questa speranza si rivelò infondata.
Il 31 luglio 2015, una delibera di giunta confermò formalmente l’inattuabilità dei programmi edificatori, dando mandato di redigere una variante che non giunse mai in consiglio comunale. Il 31 gennaio 2022 fu adottata una variante per le sole aree Staino di proprietà del Comune, lasciando le aree Brocani in un limbo. Il 12 febbraio 2024, l’amministrazione revocò la variante per le aree Staino, giudicandola inattuabile e confermando l’incoerenza delle pianificazioni urbanistiche.
Brocani conclude affermando che, dopo 20 anni, l’ente non è riuscito a correggere l’errore urbanistico, impedendo la possibilità di realizzare un piano di rigenerazione urbana. In questo periodo, l’ente ha continuato a riscuotere tributi dalla proprietà, con ulteriori richieste derivanti da accertamenti annuali, arrivando a basi imponibili elevate per il 2008 e 2009, con l’apparente intento di generare sanzioni e interessi.
L’ultimo sviluppo: lo scorso 13 marzo, Palazzo Spada avrebbe confermato “che l’edificabilità deve essere esercitata nella zona dove attualmente è presente il vivaio”, segno, secondo Brocani, della volontà di distruggere un vivaio storico invece di promuovere una rigenerazione urbana.
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