La presenza di Pfas nelle acque potabili della provincia di Terni solleva preoccupazioni. Un’analisi condotta da Arpa Umbria, rimasta nell’ombra per sei anni, è stata recentemente portata alla luce da Italia Nostra. Andrea Liberati, uomo di punta dell’associazione, ha rilanciato la questione, sottolineando che “i pozzi della Conca Ternano-Narnese, contaminati da composti perfluoroalchilici, non dissetano solo Terni e Narni, ma anche molte altre realtà del sud dell’Umbria”.
Liberati ha evidenziato come “i pozzi chimicamente contaminati di Fontana di Polo, Cerasola e Argentello servono anche diverse località come San Gemini, Amelia e Penna in Teverina“, aggiungendo che “non sappiamo se Arpa abbia mai svolto analisi sui pozzi integrativi che servono alcune di queste comunità”. Italia Nostra chiede trasparenza sulle misure adottate dalle istituzioni locali, accusate di aver mantenuto silenzio per troppo tempo, nonostante l’importanza delle implicazioni sanitarie.
L’associazione Italia Nostra ha sollecitato chiarimenti da Arpa, Regione Umbria e altre autorità, ponendo domande fondamentali. Perché nulla è stato comunicato pubblicamente per sei anni? E, soprattutto, perché le istituzioni continuano a prelevare acqua da pozzi ormai notoriamente inquinati? La situazione è stata definita con toni accesi da Liberati, che si è chiesto quando la politica nazionale e locale affronterà finalmente le necessarie bonifiche.
La questione ha attirato anche l’attenzione della politica regionale. Luca Simonetti e Valentina Pococacio, candidati del Movimento 5 Stelle, hanno espresso preoccupazione per l’impatto sulla salute pubblica. “Circa il 72% dei campioni analizzati nella conca ternana risultano contaminati da Pfas”, hanno dichiarato, aggiungendo che la contaminazione si estende anche a comuni come Amelia, San Gemini e Attigliano.
La situazione è stata definita “surreale”, poiché, secondo i due esponenti del M5S, nessuna istituzione ha finora rilasciato dichiarazioni ufficiali. Tuttavia, un question time urgente è stato presentato dal consigliere regionale Thomas De Luca, che ha chiesto spiegazioni alla giunta regionale. La risposta è attesa per il prossimo 8 ottobre, quando la giunta dovrà chiarire cosa sia stato fatto dal 2018, anno dei primi prelievi effettuati da Arpa, e se i cittadini siano stati adeguatamente informati.
Simonetti e Pococacio hanno messo in chiaro le loro richieste: “Vogliamo sapere cosa stiamo bevendo e se la salute pubblica è in pericolo”. Secondo il Movimento 5 Stelle, sono passati troppi anni dalle prime rilevazioni senza che i cittadini fossero avvisati tempestivamente. Il silenzio istituzionale è uno dei punti più critici della vicenda, e i due candidati chiedono risposte trasparenti su cosa sia stato fatto per proteggere la popolazione e quali siano le fonti di contaminazione.
La vicenda della contaminazione da Pfas nelle acque umbre apre un nuovo fronte di dibattito sul controllo della qualità dell’acqua e sul ruolo delle istituzioni nel garantire la sicurezza sanitaria dei cittadini.
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