Una donna si è incatenata ai cancelli del carcere di Vocabolo Sabbione per chiedere il trasferimento del fratello, detenuto nel reparto di alta sicurezza, che sarebbe rimasto ferito durante alcuni tumulti avvenuti a metà gennaio. Secondo la denuncia della sorella, l’uomo avrebbe riportato la frattura di una mano in seguito agli scontri, che avrebbero coinvolto sia detenuti che agenti di polizia penitenziaria; “Mio fratello è stato picchiato dalla polizia Penitenziaria e da altri detenuti”, ha detto la donna chiedendo di poter parlare con il procuratore della Repubblica di Terni. La procura di Terni ha avviato accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti. Sul posto sono intervenuti gli agenti della squadra Volante, della Digos di Terni e i carabinieri del comando stazione di Collescipoli.
Il garante dei detenuti: “L’uomo è in buone condizioni”
“Si deve rispettare la legge e la legge non prevede le botte. In questo carcere mio fratello non è stato tutelato, avrà fatto anche qualche gesto estremo, estremissimo perché è un delinquente. Ma loro indossano la divisa, ha detto la donna.
Il garante dei detenuti, Giuseppe Caforio, ha verificato le condizioni dell’uomo, un 35enne di origini campane, confermando che si trova in buone condizioni di salute e attualmente è nella propria cella. Questa mattina il detenuto ha incontrato la sorella, come già accaduto prima della protesta della donna.
Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), pur esprimendo fiducia nelle indagini della magistratura, ha sottolineato che il detenuto si è già reso protagonista di aggressioni nei confronti di altri reclusi e degli agenti.
La questione del trasferimento e le tensioni nelle carceri umbre
Non ci sarebbe alcuna opposizione da parte del carcere di Sabbione al trasferimento del detenuto, ma la decisione spetta alle autorità di Roma. Il garante Caforio ha evidenziato come la situazione nelle carceri umbre sia particolarmente delicata, sottolineando che “qualsiasi scintilla può trasformarsi in un incendio”, a causa delle tensioni latenti all’interno degli istituti penitenziari.
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