L’acqua è un elemento vitale per lo sviluppo del territorio, in grado di generare non solo benessere ambientale, ma anche valore energetico ed economico. A Terni, la presenza di due straordinarie risorse idriche – la Cascata delle Marmore e il Lago di Piediluco – rappresenta un’opportunità unica, da preservare e valorizzare attraverso una gestione equilibrata e sostenibile.
Pur rappresentando un patrimonio di inestimabile valore, tali beni non generano ancora benefici concreti per la comunità locale, né in termini energetici né economici. La pretesa divergenza degli interessi in campo vela l’irragionevolezza di un paradosso: la città rischia di trovarsi in difficoltà proprio a causa del valore di una risorsa che produce da oltre un secolo. D’altra parte l’aumento del costo dell’approvvigionamento dell’energia elettrica non dovrebbe creare difficoltà alle comunità che la generano, così come il rincaro del petrolio non impoverisce le popolazioni degli Emirati Arabi.
Qualunque sia la decisione riguardante le concessioni idriche e i loro assegnatari, essa dovrebbe prioritariamente considerare le esigenze delle comunità locali, che vivono e operano nei territori in cui insistono gli impianti che captano la forza idroelettrica. Che essi siano cittadini consumatori, imprese commerciali o impianti produttivi, devono poter trarre vantaggio dai beni comuni che caratterizzano il territorio da sempre. Eppure, fino al 2016, i canoni idrici versati dal concessionario dell’energia venivano interamente indirizzati alla Regione Umbria, senza alcuna ricaduta diretta su Terni. Solo a partire da quell’anno circa un terzo del totale è stato destinato alla città, ma attraverso servizi regolati a livello regionale, senza alcuna autonomia gestionale a livello locale.
Da qui la necessità e l’urgenza di avviare una riflessione sulla valorizzazione delle risorse naturali del territorio ternano e creare opportunità concrete per la città, garantendo un beneficio duraturo per i suoi cittadini.

Il Lago di Piediluco è soggetto ai continui abbassamenti del livello delle acque che ne alterano il naturale equilibrio con ripercussioni sull’ecosistema e sul turismo locale. Allo stesso modo, il rilascio discontinuo dalla Cascata delle Marmore genera incertezza ai visitatori, costretti a seguire tempistiche prestabilite per ammirarla, oltre a provocare ben noti danni noti alla parete rocciosa retrostante.
Nonostante questi impatti, la situazione sembra essere stata accettata senza che ciò si traduca in un ritorno economico adeguato e diretto per la comunità ternana. Per questo è necessaria una nuova prospettiva gestionale, capace di garantire una distribuzione più equa e condivisa dei benefici generati.

Osservando altri modelli di gestione delle risorse naturali in Italia, emerge un principio di redistribuzione che potrebbe offrire spunti di riflessione. Un esempio significativo è la Valle del Sauro in Basilicata, dove i proventi derivanti dall’estrazione del petrolio vengono reinvestiti prevalentemente a beneficio della comunità locale, generando opportunità e migliorando la qualità della vita dei residenti. Un altro riguarda il Friuli Venezia Giulia, dove è stato stabilito che almeno il 51% delle concessioni rimanga pubblico, garantendo un cospicuo ritorno economico per il territorio.
Riconoscere il valore delle risorse idriche di Terni significa allora adottare una visione più lungimirante, che non limiti il territorio al ruolo di una colonia fornitrice di energia ma gli restituisca il giusto riconoscimento per la ricchezza naturale messa a disposizione della comunità nazionale.
L’acqua, da sempre motore di sviluppo per l’industria e l’economia locale, può e deve diventare un volano di crescita anche per la qualità della vita dei cittadini, contribuendo a un equilibrio più sostenibile ed equo tra produzione energetica, tutela ambientale e benessere della comunità residente.
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