Sanità, Mef diffida la Regione: “Buco da 73 milioni”. Sindaci centrodestra in piazza a Perugia

Il Ministero delle Finanze certifica il disavanzo di 73 milioni, con il governo regionale sotto pressione per trovare soluzioni prima della scadenza del 30 aprile. Sindaci di centrodestra a Palazzo Cesaroni contro l'aumento delle aliquote

La Regione Umbria ha un disavanzo di 73 milioni di euro sul fronte della sanità. Lo confermano i tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Questo deficit, che comprende 34 milioni derivanti dal sistema sanitario regionale e 39 milioni dal fondo di dotazione, sta spingendo la Regione verso una difficile situazione finanziaria. Il Ministero ha avviato la procedura di diffida, chiedendo all’amministrazione umbra di garantire le necessarie coperture finanziarie.

Il Ministero dell’Economia ha confermato che ora la Regione Umbria dovrà affrontare questa situazione con misure specifiche per colmare il buco finanziario. Se entro il 30 aprile non verranno trovate le coperture adeguate, la presidente della Regione, nella sua veste di commissario ad acta, sarà costretta a intervenire aumentando le aliquote fiscali, sia per l’IRPEF che per l’Irap. L’alternativa potrebbe essere un drastico taglio alle spese non obbligatorie in ambito sanitario.

Le difficoltà non finiscono qui, poiché, come ha spiegato la Regione, l’esecutivo centrale prevede tagli consistenti per i prossimi tre anni, pari a 40 milioni di euro. Questi dati sono stati discussi in un incontro con il Ministero, ma non sono stati presi in considerazione durante la valutazione del disavanzo. L’amministrazione regionale sta cercando di risolvere la situazione, ma le prospettive restano preoccupanti.

Nel frattempo, la maggioranza di centrosinistra ha accusato l’opposizione di sollevare polemiche politiche, definendo la protesta contro le possibili nuove tasse come un tentativo di distogliere l’attenzione dalla reale gestione dei conti. I gruppi di maggioranza hanno sottolineato che il fabbisogno complessivo è sceso dai 90 milioni inizialmente previsti, grazie ad alcuni introiti come il payback farmaceutico. Tuttavia, resta aperta la questione del fondo di dotazione, che richiede un intervento per evitare un ulteriore aggravio finanziario.

Tensioni politiche tra maggioranza e opposizione sulla gestione del disavanzo

La situazione ha scatenato anche una forte reazione da parte del centro destra. A Perugia,  sindaci e parlamentari  hanno protestato contro la manovra fiscale annunciata dalla Regione, sventolando cartelli con la scritta “no a nuove tasse”. I manifestanti hanno anche chiesto trasparenza sui documenti che certificano il disavanzo e i suoi effetti sul bilancio regionale.

Il clima di tensione è stato ulteriormente alimentato dall’occupazione della sede dell’Assemblea legislativa da parte dei consiglieri di opposizione, che hanno annunciato l’intenzione di rimanere fino alla data del prossimo Consiglio regionale, fissata per il 10 aprile. Nel corso della manifestazione, i partecipanti si sono riuniti anche davanti a Palazzo Donini, dove hanno incontrato la presidente Stefania Proietti per discutere le prospettive della situazione economica della Regione.

La manifestazione ha visto  la partecipazione fra gli altri dell’ex presidente Donatella Tesei, del indaco di Terni Stefano Bandecchi, e del segretario regionale della Lega Riccardo Augusto Marchetti, oltre al portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi

In serata, la replica dell’opposizione in Regione: “Ci troviamo costretti a denunciare la comunicazione fuorviante messa in atto dalla Giunta, che ha dichiarato che il disavanzo sarebbe di 73 milioni, ma di questi solo 34 riguardano il bilancio sanitario regionale, mentre 39 sono del fondo di dotazione, che peraltro è in atto dal 2013, in merito al cui recupero la Giunta dovrebbe avviare una trattativa con il MEF, chiedendo di dilazionarlo negli anni a venire, come è sempre stato fatto in passato senza gravare sui cittadini con aumenti di tasse ingiustificati. Dimostrino un briciolo di buonsenso e ritirino la folle manovra di rastrellamento di soldi dalle tasche di cittadini e imprese, perché non è necessaria ad altro se non a svuotare le tasche degli umbri per gonfiare le casse pubbliche creando un tesoretto a disposizione della Giunta per spese promesse in campagna elettorale. Inoltre non è stata neppure considerata la partita del payback dispositivi medici, che per l’Umbria vale 48 milioni”.

Redazione

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