In un video su Instagram, Stefano Bandecchi va all’attacco della Regione e della Usl, addossando a loro la responsabilità della morte per suicidio in carcere del giovane detenuto a Sabbione dopo che era stato allontanato dalla casa di via Liutprando per maltrattamenti nei confronti della madre: “Noi avevamo scritto alla Regione e alla Usl affinchè questo ragazzo non andasse in carcere, perchè era chiaro quello che sarebbe successo. Quindi il ragazzo è morto per colpa della Regione e della Asl, che non hanno nemmeno letto quella lettera”.
Nella lettera, firmata dall’assessore al welfare Viviana Altamura e indirizzata al direttore del Csm Umbria 2 Sandro Belletti, al direttore del Serd Marco Cuccuini e al direttore generale dell’Usl Umbria 2 Piero Carsili, viene sottolineato come “sia opportuno procedere a trovare una collocazione abitativa idonea” per M.C, allargando la ricerca per una struttura idonea anche fuori provincia o regione
“Ciiò anche in considerazione del fatto che, per quanto tra le nostre competenze vi sia anche quella di provvedere nei limiti delle risorse disponibili, all’individuazione di possibili soluzioni abitative per i cittadini residenti in situazione di emergenza abitativa, tale funzione non può essere agita nel caso di pazienti affetti da conclamate problematiche psichiatrice e di tossicodipendenza, che richiedono specifico intervento residenzale di carattere sanitario”
La Regione, per bocca della presidente Proietti, aveva investito della vicenda il ministro Nordio, ma il problema è molto più ampio e Bandecchi sbaglia mira perchè il potere di istituire una Rems, la residenza per l’esecuzione delle misure sanitarie, spetta solo al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e quindi di riflesso appunto al ministero della Giustizia.
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