La scure della Corte dei Conti si abbatte sul sistema carcerario italiano. L’analisi sullo stato di attuazione del “Piano Carceri”, a dieci anni dalla conclusione della gestione commissariale, evidenzia situazioni critiche di sovraffollamento carcerario che, assumono contorni ai limiti dell’emergenza, anche alla luce dei dati del ministero della Giustizia. L’indagine dell’organismo è impietosa e sottolinea la situazione drammatica in Umbria.
A Terni, secondo il dato della Corte dei conti, il tasso di sovraffollamento è del 134 percento: 567 detenuti presenti (dei quali 152 stranieri) a fronte dei 422 consentiti. Ad Orvieto sono 116 contro i 98 di capienza massima (39 stranieri, tasso di sovraffollamento 118 percento); a Perugia il sovraffollamento raggiunge il 128 percento con (446 detenuti di cui 72 donne e 275 stranieri contro i 363 della capienza massima) mentre Spoleto ha raggiunto il massimo della capienza ovvero 456 posti di cui 48 stranieri. Dati aggiornati a fine 2024.
Complessivamente il differenziale è di 277 detenuti in più (1605 di cui 522 stranieri e 33 in semilibertà contro 1339) per un tasso di sovraffollamento del 119 percento.
Oltre alla necessità di creare nuovi posti, si legge nel dossier, emergono la mancata realizzazione di numerosi interventi e l’urgenza di completare quelli di manutenzione straordinaria già avviati per migliorare le condizioni ambientali, igienico-sanitarie e di trattamento all’interno degli istituti. In Umbria sono lavori in corso a Spoleto mentre quelli a Perugia sono stati completati.
Una situazione, ha spiegato la Corte dei Conti, che rende inapplicabile l’articolo 27 della Costituzione, sul fine riabilitativo della detenzione
Giuseppe Caforio, garante dei detenuti parla di “carceri umbre oramai prossime alla implosione”. “Abbiamo avuto tre morti – rileva l’avvocato Caforio – ma la sofferenza fatta di atti di autolesionismo, mancanza di cure sanitarie e condizioni delle celle inumane ha rotto ogni equilibrio su cui si basa la convivenza nelle carceri e il primo a patire è il personale penitenziario che supplisce oltre ogni limite alle gravi carenze, ma che ne subisce le conseguenze.E’ ora che il Parlamento prenda atto di questa situazione e si assuma la responsabilità di decidere”.
Il dibattito in Consiglio Comunale
Della vicenda si è parlato in Consiglio Comunale in seguito a un atto di indirizzo presentato dal capogruppo del Pd Emidio Gubbiotti, in cui si sono denunciate le criticità croniche dell’istituto ternano: sovraffollamento, carenza di personale e gestione sanitaria fallimentare. Gubbiotti – che per lavoro ben conosce fra l’altro, la situazione detentiva di alcuni soggetti – snocciolava appunto questi dati ricordando l’ultimo recente suicidio in carcere di un detenuto, fra l’altro ternano.
Al centro dell’intervento del sindaco, la denuncia di una condizione ormai insostenibile per oltre 250 detenuti, i quali presentano gravi patologie psichiatriche e non ricevono alcuna forma di riabilitazione. Il sindaco Bandecchi ha sottolineato che “queste persone non dovrebbero nemmeno entrare in carcere”, e ha criticato l’assenza del Comune di Terni dai tavoli istituzionali organizzati dalla Regione, dove manca anche una rappresentanza del settore sanitario. “Serve assistenza psichiatrica e medicinali per garantire una vita dignitosa. Solo così si può pensare alla riabilitazione – ha detto il sindaco, puntando il ditocontro un sistema inadeguato “che trasforma le carceri in contenitori di disagio e abbandono, più che in luoghi di rieducazione”. Nei giorni scorsi era stato duro con la Regione, che però non ha il potere di istituire le Rems, compito che spetta al dipartimento per l’amministrazione penitenziaria e quindi di rifletto al ministero della Giustizia. A livello nazionale fra l‘altro le Rems hanno 755 persone in lista d’attesa. La Cgil denuncia anche che il 40 percento dei detenuti assume sedativi per gestire lo stress.
ll Consiglio ha chiesto che il Comune, nei limiti delle proprie competenze, si attivi per collaborare con le autorità regionali e nazionali al fine di trovare soluzioni strutturate e coordinate. In tal senso, il sindaco ha auspicato un maggior coinvolgimento del sistema sanitario, per trasformare l’istituto penitenziario in un luogo “più sano, capace di curare le persone”. sottolineando che la detenzione, senza cura, diventa mera segregazione. L’assise di Palazzo Spada ha votato l’atto del Pd con 23 voti a favore e 3 astenuti
L’intervento del consigliere Marco Celestino Cecconi (FdI) ha posto l’accento anche sull’aspetto demografico: secondo i dati da lui citati, quasi il 40 percento dei detenuti proviene dal 10 percento della popolazione residente straniera. Un dato che, a detta del consigliere, riflette”una criticità sociale più ampia. Noi importiamo giovani ‘nullafacenti’, esportiamo menti universitariamente preparate, importiamo anche più di qualche disagio”. Parole a cui Bandecchi ha risposto sottolineando la necessità di “lasciare da parte le ideologie” e di collaborare per rendere migliore la struttura penitenziaria ternana: “Bon la squallida galera, servono ambienti capaci di curare le persone”
Cecconi ha anche ricordato l’immissione recente di nuovi agenti di polizia penitenziaria a Sabbione, ma ha sottolineato come l’età media troppo alta del personale resti un problema irrisolto.
Cinzia Fabrizi, del Misto (ex Fdi) ha aggiunto: “Molte persone sono ancora in attesa di giudizio. Un elemento di sovraffollamento delle carceri ma anche di ingiustizi”. E ha ricordato come “non c’è un sistema di cure e supporto adeguato che aiuti le famiglie perché abbiamo deciso di chiudere alcune strutture”.
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