Terni e il destino dell’acqua

Riccardo Marcelli: “Dall'acqua la nostra storia, dall'acqua il nostro futuro”: la visione del Segretario regionale della CISL Umbria sull’identità industriale e sociale della città

Riccardo Marcelli

Marcelli, cosa rappresenta per lei il successo dell’iniziativa “Il potere delle acque”?
Dimostra che Terni è ancora nel cuore di molte persone. Questo evento è la prova che esiste una comunità viva, consapevole del valore della città e del suo territorio. “Il potere delle acque” non è solo un convegno: è un laboratorio di idee, un luogo dove cittadinanza, politica e ambiente trovano un punto d’incontro. L’acqua è vita: è uno dei lasciti più importanti di Papa Francesco. Ma è anche nutrimento e responsabilità collettiva.

Ha parlato della necessità di “difendere la manifattura sostenibile”. Perché questo concetto è ancora così centrale?

Perché finché non costruiremo un’alternativa solida e credibile, la manifattura rappresenta la spina dorsale della nostra economia. Però dobbiamo parlare di manifattura sostenibile, sotto ogni aspetto: ambientale, economico e sociale. È una scelta necessaria per garantire futuro e dignità al lavoro, tutelando allo stesso tempo il nostro territorio.

Quanto è importante il legame tra Terni e l’acqua dal punto di vista storico?
È un legame fondativo. Già tra Settecento e Ottocento, l’acqua era al centro dello sviluppo locale: basti pensare al canale Nerino, definito il “fonte battesimale” dell’industria ternana. Nascevano mulini, filande, concerie. Prima dell’acciaieria, vennero il cotonificio Fonzoli, la Ferriera, la Fabbrica d’Armi. Terni è sempre stata città industriale e, non meno importante, città dell’accoglienza, con persone che arrivavano da tutta Italia.

In che modo la gestione dell’energia è stata determinante nella storia della città?
È stata una vera battaglia politica e industriale. Tra il 1896 e il 1927, Terni visse quella che è passata alla storia come la “lotta per l’energia”. Il Comune, nel 1909, si occupò direttamente di produzione e distribuzione elettrica. Nel 1927, con l’intervento dell’acciaieria, nacque la cosiddetta “fabbrica totale”, che gestiva anche servizi pubblici: tram, case per operai, cultura. Non è nostalgia, ma consapevolezza: da quell’industria sono nate scuole, teatri, classi dirigenti.

Guardando al futuro, quali sono i pilastri su cui costruire una nuova visione per Terni?
Tre parole chiave: acqua, lavoro dignitoso, accoglienza. Su questi temi dobbiamo fondare un nuovo accordo di programma. Serve uno sforzo collettivo, serio e lungimirante. Terni non può restare silente di fronte a perdite come quella dell’impianto di teleconduzione: lì è mancata una reazione politica forte, all’altezza della gravità dell’evento.

E quindi, qual è l’appello finale?

Che non dimentichiamo chi siamo. Terni è nata grazie all’acqua, si è sviluppata con essa, e se sapremo difenderla e valorizzarla, potrà avere un futuro ricco di opportunità, fondato sulla sostenibilità, sul lavoro e sull’accoglienza.

Redazione

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