L’arazzo della pace a Narni sta prendendo forma nella sede dell’associazione Minerva, a Narni Scalo. Un lavoro collettivo, silenzioso ma potente, che coinvolge donne provenienti da diverse realtà del territorio. Sotto la guida della presidente Mariacristina Angeli, partecipano rappresentanti del Cav Barbara Corvi Narni, Uni3, Voce di Milla, Agedo Terni e del Centro diurno Il Faro. Il progetto si inserisce nell’iniziativa nazionale “10, 100, 1000 piazze di donne per la Pace”. L’obiettivo è chiaro: costruire un simbolo condiviso contro la cultura della guerra. L’arazzo della pace a Narni diventa così un gesto concreto di cittadinanza attiva e impegno civile.
Tessuti di memoria e storie di vita
L’arazzo della pace a Narni è composto da tessere di stoffa ricavate da materiali di recupero. Molti frammenti provengono da capi personali o appartenuti a madri e nonne. Ogni pezzo custodisce una storia. Nel gruppo è presente anche Loredana Bobbi, raccoglitrice di storie formata alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. Il suo contributo punta a non disperdere la memoria delle donne coinvolte. Il lavoro manuale si intreccia con quello narrativo. L’arazzo della pace a Narni non è solo un’opera tessile. È un racconto collettivo che unisce biografie, generazioni e sensibilità diverse.
Appuntamento in piazza il 28 marzo
Il progetto “Tessere di pace”, condiviso con il Comune di Narni, culminerà il 28 marzo. Alle 15 l’arazzo della pace a Narni sarà portato in piazza dei Priori. Chi vorrà potrà aggiungere un nastro, un ricamo o una scritta. Un gesto semplice, ma carico di significato. Alle 16.30 si terrà la premiazione del Premio Mimosa Narni, dedicato al tema: “Disarmare le parole per disarmare le menti… La Pace si costruisce a partire da ciascuno di noi”. L’arazzo della pace a Narni diventa così il fulcro di una giornata pubblica di riflessione e partecipazione.
Un invito aperto alla comunità
I lavori sono iniziati nei giorni scorsi e proseguiranno con nuovi incontri nella sede di Narni Scalo. L’invito è aperto a tutte le donne che desiderano partecipare. “Vogliamo testimoniare la volontà di pace e opporci a un sistema che ci convince della necessità della guerra”, sottolinea Mariacristina Angeli. L’arazzo rappresenta un atto simbolico ma anche politico nel senso più alto del termine. È un modo per restituire centralità alla relazione, alla memoria e alla cura. Un progetto che unisce arte, attivismo e comunità.
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