La provincia di Terni si afferma come uno dei territori più dinamici d’Italia nel comparto delle start-up innovative, posizionandosi sopra la media nazionale in tre delle cinque voci analizzate dal barometro Dataview di Unioncamere–Istituto Guglielmo Tagliacarne, l’osservatorio che misura l’economia territoriale nelle 110 province italiane. I dati, elaborati con la collaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria, fotografano un ecosistema in crescita ma ancora disomogeneo, con punte d’eccellenza affiancate da margini di miglioramento significativi.
Il risultato più rilevante riguarda l’incidenza delle start-up ad alto valore tecnologico in ambito energetico: Terni registra una quota del 29,2%, che vale il 7° posto su 110 province, un posizionamento che segnala una specializzazione produttiva ben radicata nella transizione energetica. Altrettanto positivo il dato sulla densità imprenditoriale: con 14 start-up innovative ogni 100.000 abitanti, la provincia conquista il 14° posto nella graduatoria nazionale, un indicatore che misura la capacità del territorio di generare nuova imprenditorialità tecnologica in rapporto alla popolazione.
La traiettoria temporale conferma la solidità del percorso. La variazione percentuale 2016–2025 si attesta a +100%, che corrisponde al 38° posto nella classifica nazionale: un raddoppio del numero di start-up innovative nell’arco di un decennio, in linea con le province più reattive del Centro Italia.
Dove il quadro si incrina è sulla componente femminile e su quella giovanile. L’incidenza delle start-up femminili si ferma al 4,2%, posizionando Terni al 101° posto su 110: un dato che segnala una partecipazione ancora molto contenuta delle donne al segmento più innovativo dell’imprenditoria locale. Analogamente, la quota di start-up giovanili risulta sotto la media nazionale, con una 74ª posizione che, pur non ai livelli critici di altre province, indica un accesso al canale formale dell’innovazione ancora non pienamente sfruttato dai giovani imprenditori.
Questo ultimo aspetto si legge in modo più articolato alla luce di un fenomeno parallelo rilevato dalla ricerca Infocamere, condotta con il coordinamento scientifico dell’Università di Padova: la forte espansione delle imprese di Digital Content Creator in tutta l’Umbria. Tra il 2015 e il 2024, in Italia queste imprese sono cresciute del +185%, e la regione – con 392 imprese totali, di cui 229 “core” e 163 “ibride” – rappresenta l’1,54% del fenomeno nazionale, con una quota leggermente superiore al peso demografico ed economico dell’Umbria sul dato complessivo del Paese.
La ricerca classifica come imprese “core” quelle che operano in settori intrinsecamente legati alla content creation – produzione audiovisiva, piattaforme digitali, comunicazione e marketing digitale – e come “ibride” quelle in cui la creazione di contenuti è ancillare ma rilevante, come moda, turismo, fitness e consulenza. È in questo secondo gruppo che si concentra una parte significativa della nuova imprenditorialità giovanile diffusa: attività a bassa soglia d’ingresso, spesso micro, capaci tuttavia di penetrare e contaminare settori tradizionali.
Il nodo interpretativo è qui: i giovani innovano, ma non necessariamente attraverso il canale delle start-up innovative certificate, che richiede capitale, reti consolidate, incubazione e competenze avanzate. Lo spazio tra la creatività digitale praticata e il progetto imprenditoriale strutturato è ancora ampio, e le istituzioni sono chiamate a ridurlo.
Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, inquadra la sfida in termini strategici: «Questi dati ci dicono una cosa che spesso sfugge: la transizione digitale non è una vetrina di tecnologie, è un cambio di mentalità e di metodo. Se i giovani trovano strade rapide per fare impresa nelle piattaforme e nei contenuti, significa che il talento c’è e sa muoversi; il compito delle istituzioni è trasformare quell’energia in progetti che restano, crescono e creano lavoro qui». Mencaroni sottolinea anche l’integrazione tra digitale ed ecologico nel programma della Camera: «Produrre di più consumando meno, competere con dati e competenze invece che con margini compressi». Sul fronte scuola-impresa, aggiunge: «Investiamo in iniziative che portano l’impresa dentro le scuole: non per ‘orientare’, ma per allenare i ragazzi a sperimentare, magari fallire e poi ripartire meglio».
Per Terni, la sfida nei prossimi anni sarà consolidare i primati già acquisiti nelle tecnologie energetiche e nella densità di start-up, colmando allo stesso tempo il gap sulla partecipazione femminile e giovanile all’ecosistema dell’innovazione certificata.
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