Guardando alla situazione attuale, qual è la criticità più evidente del verde a Terni?
La criticità principale è la frammentazione. Esistono aree curate, ma la loro presenza è discontinua e spezzettata, incapace di produrre un impatto complessivo davvero significativo. Senza una vera massa critica e una dimensione adeguata, i piccoli punti verdi non riescono a incidere a fondo sulla qualità della vita urbana.
Quanto incide questa frammentazione sulla vivibilità della città?
Incide parecchio, perché il verde, per essere efficace, deve avere consistenza. I piccoli spazi isolati hanno un valore locale, ma se vogliamo intervenire davvero sul microclima e sulla fruizione urbana, servono parchi grandi, capaci di generare effetti profondi e strutturati.
Nel dibattito ha detto che esistono aree dove questo sarebbe possibile. È una prospettiva concreta?
Sì, ed è un elemento molto interessante. Le analisi fatte per il nuovo ospedale hanno mostrato che nel territorio urbano esistono aree importanti, comprese tra i 10 e i 20 ettari. Questo ci dice che lo spazio c’è: non tutte queste aree devono essere destinate all’edificazione, ma alcune potrebbero diventare grandi spazi pubblici di enorme valore.
Quindi il problema non è tanto l’assenza di spazi, quanto il modo in cui si decide di usarli?
Esattamente, è una questione di visione. Se continuiamo a ragionare con gli schemi del passato, valutando ogni area solo in funzione della costruzione, il verde resterà sempre residuale. Se invece mettiamo la qualità urbana al centro, quelle stesse aree possono essere lette e utilizzate in modo completamente diverso.
Lei ha collegato questo tema anche alla necessità di mettere mano al piano regolatore. Perché lo considera un passaggio indispensabile?
Perché l’attuale piano regolatore nasce da una visione di espansione urbana che non corrisponde più alla realtà odierna. Oggi la popolazione, le esigenze e la sensibilità ambientale sono profondamente cambiate. Continuare a muoversi dentro una cornice ormai obsoleta rischia di bloccare qualsiasi vera trasformazione della città.
Quale dovrebbe essere, allora, la direzione per Terni nei prossimi anni?
La direzione deve essere molto chiara: passare dalla quantità alla qualità. Non ha più senso misurare lo sviluppo solo in termini di nuove edificazioni. La vera sfida è rendere la città esistente più vivibile, equilibrata e attenta alle esigenze delle persone. In questo scenario, il verde non è un’aggiunta ma lo strumento principale del cambiamento: inserire grandi parchi nella pianificazione futura sarebbe il segnale concreto di questa svolta
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