Perché considera importante partire dal concetto di salute pubblica?
Perché il rischio è ridurre tutto alla sola discussione sull’ospedale, sulla localizzazione o sul finanziamento. In realtà il tema è molto più ampio. Quando parliamo di salute pubblica parliamo della qualità della vita di una comunità, della capacità di garantire servizi efficienti e di costruire un sistema sanitario capace di guardare avanti. Non riguarda soltanto le strutture sanitarie, ma anche il rapporto tra cittadini, territorio e organizzazione dei servizi. Senza questa visione generale il dibattito rischia di restare limitato a singole questioni senza affrontare davvero il problema nel suo insieme. La salute pubblica riguarda il modo in cui una comunità riesce a proteggere i propri cittadini e a garantire loro prospettive di vita migliori.
A cosa si riferisce quando parla di “polarizzazioni inutili”?
Negli anni sul nuovo ospedale si sono create divisioni molto forti: nuovo o vecchio ospedale, project financing o fondi pubblici, Colle Obito o altre aree. Ovviamente sono questioni legittime, ma spesso il confronto finisce per irrigidirsi troppo e diventare quasi ideologico. Quando succede si perde di vista l’obiettivo principale, ovvero capire quale modello sanitario e quale prospettiva vogliamo costruire per Terni. Il rischio è trasformare ogni discussione in uno scontro continuo invece di cercare soluzioni utili e realistiche per la città.
Secondo lei questo clima sta pesando sul dibattito pubblico?
Sì, perché spesso prevale una logica di contrapposizione che rende difficile costruire un confronto sereno. Su temi così delicati servirebbe invece la capacità di ascoltare posizioni diverse senza trasformare tutto in una divisione permanente. Quando una comunità si abitua a discutere soltanto per schieramenti diventa più complicato anche affrontare i problemi concreti e trovare soluzioni condivise. E questo rischia di rallentare ulteriormente decisioni importanti per il futuro della città.
Qual è l’errore più grande che si può fare oggi?
L’errore maggiore sarebbe pensare che basti una singola opera per risolvere i problemi della città. Un nuovo ospedale è fondamentale, ma non può essere considerato una soluzione isolata. Deve necessariamente essere inserito dentro una visione più ampia che coinvolga servizi territoriali, università, innovazione tecnologica, sostenibilità energetica e organizzazione sanitaria. Oggi la sanità del futuro si costruisce attraverso reti e integrazione tra servizi diversi. Se manca questa visione complessiva, anche la struttura migliore rischia di non bastare.
Nel suo intervento ha collegato il tema della sanità anche al futuro della città.
Certo, perché una città che perde servizi, competenze e capacità attrattiva diventa inevitabilmente più fragile. Il tema della sanità riguarda direttamente anche il futuro economico e sociale del territorio. Per questo il dibattito sull’ospedale dovrebbe essere collegato anche a una riflessione più generale sulla qualità della vita, sulle opportunità per i giovani professionisti e sulla capacità della città di costruire prospettive credibili per il futuro.
Cosa significa concretamente parlare di “bene comune”?
Significa uscire dalla logica delle appartenenze e ragionare nell’interesse collettivo, nell’interesse del bene comune. Una comunità cresce quando riesce a confrontarsi anche duramente senza trasformare tutto in una sterile guerra tra fazioni. Il bene comune si costruisce mettendo al centro i bisogni dei cittadini e cercando punti di equilibrio anche tra posizioni differenti.
Che ruolo possono avere spazi di confronto come questo?
Sono molto utili, soprattutto se diventano luoghi aperti come questo, dove ciascuno può esprimere liberamente il proprio punto di vista. Non devono essere spazi pensati per andare contro qualcuno, ma occasioni per arricchire il dibattito pubblico e aiutare la città a maturare partecipazione e maggiore consapevolezza sui temi strategici.
Perché il tema della fiducia riguarda anche Terni?
Perché spesso emerge un senso di scoraggiamento verso il futuro. Ogni volta che si affronta un tema strategico prevale la paura di perdere qualcosa invece della volontà di costruire. Questo clima rischia di bloccare la città e di rendere più difficile qualsiasi tipologia di scelta. Per questo servono decisioni chiare, ma anche la capacità collettiva di tornare a immaginare una prospettiva positiva per Terni.
Qual è la sfida più importante nei prossimi mesi?
Evitare che il dibattito si trasformi in una contrapposizione permanente. Terni ha bisogno di una discussione più matura, capace di guardare oltre le divisioni e costruire davvero una prospettiva condivisa per il futuro della sanità e della città.
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