Terni si conferma tra le città più calde d’Italia, con temperature che nella settimana in corso possono toccare i +37°C, aggravate da un tasso di umidità che amplifica la percezione del caldo. È in questo contesto che Legambiente, venerdì 10 luglio, ha scelto il capoluogo umbro come tappa pilota della campagna nazionale “Che Caldo Che Fa”, dedicata al contrasto della cooling poverty — il calore senza refrigerio — realizzata insieme al partner tecnico Ricerca sul Sistema Energetico (RSE) S.p.A. e alla Croce Rossa Italiana. L’obiettivo dell’iniziativa, riassunto nello slogan “città più fresche e più giuste”, è denunciare le disuguaglianze climatiche che colpiscono in modo più severo i quartieri socio-economicamente più deboli.
Un flash mob “da spiaggia” per denunciare l’emergenza clima
La mattinata di venerdì si è aperta con un’azione dimostrativa in Largo Villa Glori: piscina gonfiabile, ombrelloni, ventagli e collane in stile “spiaggia caraibica” hanno dato vita a un’installazione simbolica e provocatoria, pensata per denunciare il rischio di una progressiva normalizzazione delle temperature estreme alle latitudini italiane. All’iniziativa, conclusa con un flash mob, hanno partecipato il presidente di Legambiente Umbria Maurizio Zara e l’assessore comunale al Welfare Alessandra Salinetti. I volontari della Croce Rossa Italiana hanno inoltre allestito uno stand per la misurazione gratuita della pressione e per fornire consigli sanitari ai cittadini presenti.
Nel pomeriggio si è tenuto un incontro tra amministratori locali e regionali e i vertici di Legambiente per individuare soluzioni concrete a tutela delle persone più fragili. Il Comune di Terni ha già attivato iniziative dedicate, con luoghi freschi di aggregazione e pulmini per il trasporto al lago di Piediluco.
Il monitoraggio: 53 punti analizzati, il 77% esposto al sole
Il cuore della campagna è un monitoraggio urbano condotto nelle ore centrali del 24 e 25 giugno nel quartiere Villaggio Italia e in Piazza della Pace, tra le aree più critiche della città dal punto di vista socio-economico. Applicando la logica della “città dei 15 minuti”, Legambiente ha analizzato due percorsi pedonali brevi che attraversano i luoghi chiave della vita quotidiana del quartiere: ospedale, centro geriatrico, un supermercato, due fermate del trasporto pubblico e spazi di aggregazione.
Su 53 punti di interesse monitorati, ben 41 (77,3%) risultano direttamente esposti al sole nelle ore più calde della giornata. Le criticità maggiori si registrano nei pressi della chiesa di Santa Maria del Carmelo, lungo il lato soleggiato di viale Trento, sotto la pensilina dell’autobus dello stesso viale, e nei dintorni dell’ospedale cittadino e di un supermercato vicino. In questi punti le temperature dell’asfalto superano i 50°C, con uno scarto medio di circa 14°C rispetto alla temperatura dell’aria. Anche Piazza della Pace, tra le principali aree di aggregazione del quartiere, presenta superfici esposte al sole che sfiorano i 45°C. A peggiorare il quadro, la scarsità di infrastrutture blu (solo sei fontanelle, una casa dell’acqua e una piscina) e l’assenza totale di coperture come portici in grado di offrire riparo dall’irraggiamento.
Il verde urbano abbassa le temperature: i dati lo dimostrano
Il report non si limita a fotografare le criticità, ma mostra anche l’efficacia delle soluzioni basate sul verde urbano. Nel Parco delle Grazie, dove sono presenti alberi ad alto fusto e superfici permeabili, la temperatura dell’aria si ferma a 32,4°C, contro i 40,4°C di Piazza della Pace e i quasi 42°C rilevati vicino al centro geriatrico. Il manto erboso, con una media di 26,2°C, conferma il ruolo del verde nella mitigazione del calore.
Effetti simili si osservano lungo viale Trento, dove la copertura arborea abbassa la temperatura dell’asfalto da 51,2°C a 34,8°C, e presso la fermata dell’autobus, dove l’ombra degli alberi riduce la temperatura da 54,2°C a 31,5°C. Anche in Piazza della Pace i pochi spazi ombreggiati segnano 32,7°C contro i 44,9°C delle superfici esposte al sole.
L’allarme di Legambiente: “La cooling poverty è la nuova frontiera delle disuguaglianze”
A commentare i dati è Mariateresa Imparato, responsabile giustizia climatica di Legambiente: “È significativo che sia l’OMS ad annunciare l’arrivo della terza ondata di calore, rendendo ancora più evidente che il caldo estremo è anche una questione sanitaria e sociale, oltre che climatica. Allo stesso tempo i dati ci ricordano che non siamo di fronte ad un fenomeno nuovo: a Terni, già nel 2023, le notti tropicali sono state 55. Il caldo intensifica i suoi effetti, ma i segnali erano già chiari da tempo, per questa ragione non possiamo più permetterci di agire in modo emergenziale. In Italia si continua, invece, a scontare un grave ritardo nell’attuazione delle politiche di adattamento. Il caldo estremo è una conseguenza diretta della crisi climatica e colpisce in modo profondamente diseguale: sono le persone più fragili e le periferie, spesso prive di verde e servizi adeguati, a pagare il prezzo più alto. La cooling poverty è ormai una nuova frontiera delle disuguaglianze urbane. Per questo, con la campagna Che Caldo Che Fa, chiediamo che il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici venga finalmente reso operativo, a partire dalle città e dai territori più vulnerabili, stanziando dei fondi attualmente assenti.”
I dati confermano un trend in crescita: negli ultimi dieci anni, a Terni i giorni con temperature oltre i 35°C sono passati da 17 a 26 all’anno, mentre le notti tropicali hanno raggiunto quota 55, quasi 19 in più rispetto alla media del periodo 2006-2015.
Maurizio Zara, segretario di Legambiente Terni sottolinea: ” A Terni ha sempre fatto caldo, ma in realtà quello che sta accadendo e i dati lo certifichano in maniera evidente è che sta facendo sempre più caldo durante l’estate, a Terni in particolare, siamo a Terni perché è una delle città in Italia che ha avuto un aumento più importante in questi primi anni. Stanno aumentando le notti tropicali, cioè le notti dove non scende la temperatura sotto una certa soglia, le notti in cui non si dorme di notte se non si ha un impianto di condizionamento o una casa fresca, e stanno aumentando in maniera importante le giornate sopra 35°, che sono quelle che mettono e affaticano la salute delle persone, non solo la qualità della vita, il comfort di vivere in città, ma la stessa salute soprattutto per i soggetti vulnerabili, per le persone anziane, per i bambini, per le persone con malattie. Questo fenomeno non è una emergenza che passerà, è purtroppo la nuova normalità con cui dovremmo convivere e dovremmo cercare di mantenere il danno contenendolo, quindi mitigandolo, ma anche adattandoci a questo clima. Per cui servono azioni pianificate: togliere se possibile asfalto e cemento, non continuare a consumare suolo, perché questo è un aggravio di quei fenomeni che appunto avvengono nelle città, di cosiddette isole di calore. Un Umbria siamo in quello che si chiama un hot spot climatico, cioè dove i cambiamenti climatici sono particolarmente intensi e dove l’aumento della temperatura sta creando fenomeni particolarmente intensi, in primis la diminuzione delle piogge, ogni anno piove un po’ di meno“
Sette proposte per città più fresche e più giuste
Nel pomeriggio, alle ore 18:00 presso il Parco della Legalità in Strada delle Grazie, Legambiente ha presentato il report completo del monitoraggio e un pacchetto di sette proposte per rafforzare le politiche di adattamento urbano alle ondate di calore:
- Creazione di una mappatura pubblica dei rifugi climatici a Terni, ispirata al progetto RESPIRO dell’Università “La Sapienza” di Roma;
- Adozione di un Piano Calore di protezione civile, in attesa di un piano regionale di adattamento climatico;
- Interventi di depavimentazione nelle aree pubbliche idonee, a favore di superfici permeabili;
- Adozione di un Piano del Verde Urbano che rafforzi forestazione e infrastrutture verdi e blu;
- Incentivi al risparmio e riuso dell’acqua, con sistemi di raccolta delle piogge;
- Incremento dell’ombreggiamento degli spazi pubblici con alberature resilienti alla siccità;
- Sostegno a iniziative per le categorie più fragili, sul modello di “Fresca Estate”, promossa dal Comune di Terni con AUSER Terni ODV e ANCeSCAO Umbria Sud.
L’incontro è stato anche l’occasione per valorizzare le buone pratiche già attivate dagli enti del Terzo settore locale e per avviare un confronto con il governo regionale e gli stakeholder sulle strategie di adattamento climatico più urgenti per il territorio.
Seguici su
Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.
Tutti a protestare,a puntare il dito e nessuno che investe questo tempo e energie proponendo soluzioni
Avete rotto I c……….state mettendo ansia. Finitela. E viviamo giorno per giornoooo e che diamineeeee☹️😠
Cosa non si fa per tornaconto …..?