Federico Novelli, presidente dell’associazione Risorsa Umbria, interviene sul futuro dell’ex Terni Chimica di Nera Montoro, nel territorio di Narni, area industriale che per oltre un secolo ha ospitato attività produttive e occupazionali rilevanti. Il sito, oggi segnato da degrado ambientale e infrastrutture inutilizzate, potrebbe essere trasformato in una comunità energetica con impianti fotovoltaici, secondo la proposta avanzata dall’associazione.
“C’è un pezzo di Narni che per un secolo ha dato lavoro e sviluppo, e che oggi restituisce soltanto ruggine, esalazioni maleodoranti e paura”, ha dichiarato Novelli, descrivendo la situazione dell’ex stabilimento di Nera Montoro, dove restano criticità legate a rifiuti pericolosi, strutture abbandonate e problematiche ambientali.
L’area industriale è stata interessata da una procedura di vendita che aveva portato il valore del complesso a scendere fino a poco più di trecentomila euro. Per Risorsa Umbria, però, la questione non riguarda soltanto il destino immobiliare del sito, ma soprattutto la tutela di infrastrutture considerate strategiche per il territorio.
“L’ex Terni Chimica di Nera Montoro è questo: capannoni vuoti, un sito orfano dove giacciono rifiuti pericolosi, infrastrutture strategiche lasciate all’incuria, emissioni odorigene nauseabonde e gli incendi della scorsa estate a ricordarci che il rischio ambientale non è teorico”, ha spiegato il presidente dell’associazione.
La mobilitazione è partita con una mozione presentata il 12 aprile, attraverso cui Risorsa Umbria aveva chiesto all’amministrazione comunale di intervenire per provare a sospendere l’asta. La motivazione era legata alla presenza di un’area censita come sito contaminato nell’anagrafe regionale dei siti oggetto di bonifica e alla necessità di preservare reti e servizi fondamentali, tra cui collegamenti stradali, impianti idrici, sistemi fognari e strutture antincendio.
Dopo l’iniziativa, il Comune di Narni ha acquisito la documentazione, presentato un reclamo e partecipato al procedimento. Il tribunale di Milano ha successivamente disposto una nuova vendita, accompagnata da una perizia che ha evidenziato anche le concessioni di derivazione delle acque pubbliche e le principali criticità ambientali.
“Non è la vittoria finale: è aver riaperto i giochi. Si è aperta così una finestra per decidere il futuro dell’area”, ha affermato Novelli, sottolineando la necessità di una scelta strategica per il territorio.
La proposta di Risorsa Umbria punta a evitare una nuova vendita privata dell’ex polo industriale e immagina un diverso modello di sviluppo. “Non un’altra svendita a un privato che esporrebbe a rischi speculativi o che potrebbe lasciarci in eredità il costo dell’inquinamento”, ha evidenziato il presidente.
L’alternativa indicata è la creazione di una comunità energetica rinnovabile, con pannelli fotovoltaici collocati sulle superfici industriali già compromesse. L’energia prodotta potrebbe generare ricavi destinati alla messa in sicurezza del sito e contemporaneamente offrire vantaggi economici alla popolazione locale.
“Vogliamo che Nera Montoro torni pubblica e si trasformi in una comunità energetica: energie rinnovabili e pannelli fotovoltaici sulle superfici già compromesse, un impianto che produce energia pulita e che con i propri ricavi finanzia la messa in sicurezza del sito”, ha dichiarato Novelli.
Secondo l’associazione, il modello sarebbe tecnicamente compatibile con le norme sulle energie rinnovabili perché i siti contaminati rappresentano aree già compromesse che possono essere utilizzate per nuovi impianti senza consumare ulteriore suolo. La produzione energetica potrebbe inoltre coinvolgere cittadini e imprese locali, creando un sistema di condivisione dell’elettricità.
Il tema della bonifica rimane centrale. Risorsa Umbria sostiene che per avviare un progetto energetico non sia necessario un recupero completo dell’area con standard residenziali, ma una messa in sicurezza adeguata alla nuova destinazione d’uso. I costi dovrebbero essere affrontati attraverso il principio del “chi inquina paga” e con il supporto degli strumenti pubblici dedicati ai siti contaminati.
“La bonifica non la pagano i cittadini con le tasse: la paga il sole, per vent’anni”, ha affermato Novelli, illustrando il possibile meccanismo economico alla base del progetto.
La trasformazione dell’area richiederebbe comunque una pianificazione pubblica. “Area idonea non significa progetto approvato in automatico. Proprio per questo serve una regia pubblica e competente, non l’improvvisazione”, ha precisato il presidente di Risorsa Umbria.
Tra le ipotesi indicate c’è l’acquisizione da parte del Comune di Narni, di soggetti pubblici come Sviluppumbria o di una partnership con imprese locali e cittadini. L’obiettivo sarebbe trasformare quello che oggi viene definito un cimitero industriale vicino alle Gole del Nera in un impianto capace di produrre energia, garantire sicurezza ambientale e generare benefici economici per la comunità.
“Non è folklore, è economia. Non è un annuncio, è un progetto. Dove c’è ruggine, mettiamo il sole. Dove c’era una discarica di problemi, costruiamo un bene comune”, ha concluso Novelli, annunciando la disponibilità a un confronto pubblico con cittadini e tecnici sul futuro di Nera Montoro.
Seguici su
Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.