Il quadro economico della provincia di Terni aggiornato al 31 dicembre 2025 restituisce un territorio in piena trasformazione, secondo l’analisi diffusa dalla prefettura sui principali indicatori occupazionali, turistici, commerciali e creditizi del comparto ternano. I dati, elaborati nel corso dell’anno e confermati nel secondo semestre, descrivono una provincia capace di generare occupazione e attrarre capitali anche in un contesto regionale e nazionale più debole, ma alle prese con una crisi demografica strutturale che rischia di comprometterne la tenuta di lungo periodo nei prossimi anni.
Il dato più significativo riguarda il mercato del lavoro: mentre l’Italia cresce dello 0,8% e l’Umbria dell’1,3%, l’occupazione in provincia di Terni sale del 3,1%, un incremento quasi quadruplo rispetto alla media nazionale. Ad alimentare questa crescita è quasi interamente la componente femminile, con un balzo dell’8,7% che porta le lavoratrici a 41,3 mila unità, a fronte di un calo dell’1,0% registrato tra gli uomini. Il divario di genere si riduce così di 5,6 punti percentuali in un solo anno, mentre il tasso di disoccupazione provinciale scende al 3,9%, ben al di sotto del 6,1% nazionale. Parallelamente, cambia anche la natura del lavoro: l’industria perde il 12,5% degli addetti, mentre il lavoro indipendente cresce del 17,2%, segno di una crescente propensione verso l’autoimpiego e le libere professioni.
Sul fronte del turismo, il 2025 segna il definitivo superamento dei livelli pre-pandemici, con una spinta decisa verso l’internazionalizzazione. Gli arrivi di visitatori stranieri crescono del 15,1% nel secondo semestre e le presenze del 15,5%, con il Ternano e l’Orvietano confermati come le aree più dinamiche del territorio in termini di flussi assoluti.
Anche il tessuto imprenditoriale mostra segnali di resilienza: nel secondo semestre non si registra alcun fallimento, nonostante un lieve calo delle unità attive (-0,2%). Le esportazioni raccontano invece una fase di transizione: il settore metallurgico, che vale ancora oltre il 60% del valore totale, flette del 5,9%, mentre le importazioni crollano dell’11,5%, segnale di un rallentamento della domanda interna di materie prime. A controbilanciare la frenata dell’acciaio arriva la performance del comparto tessile-abbigliamento, che vola con un +70,6% nel secondo semestre, seguito dall’alimentare (+16,3%).
Il sistema creditizio locale si muove in controtendenza rispetto al resto della regione: a dicembre 2025 i prestiti bancari in provincia crescono del 6,5%, contro un calo dello 0,3% in Umbria. Il credito al manifatturiero esplode con un +45,6%, destinato soprattutto alle imprese medio-grandi (+16,1%), mentre per le piccole realtà del terziario il tasso di deterioramento del credito sale dall’1,1% al 3,0%. Sul fronte del risparmio, le famiglie ternane spostano risorse dalla liquidità verso titoli di Stato e quote OICR, con una crescita del 10,2%.
A pesare sul quadro complessivo resta la crisi demografica. L’indice di vecchiaia raggiunge quota 295,2, ben oltre la media regionale (257,6) e nazionale (216,3): quasi tre anziani per ogni bambino sotto i 14 anni. La natalità scende dal 5,2 al 5,0 per mille, mentre la mortalità resta alta al 13,6 per mille. L’età media stimata per il 2026 è di 49,7 anni. In questo contesto, la presenza straniera, pari al 10,9% della popolazione contro il 9,1% nazionale, rappresenta l’unico argine allo spopolamento. Come sottolinea il report, “la crescita è sostenuta soprattutto dalla componente femminile, che contribuisce a ridurre il divario di genere e a migliorare gli indicatori occupazionali complessivi”.
L’indice di fragilità comunale evidenzia infine una netta polarizzazione territoriale: Terni e Orvieto mantengono posizioni solide, mentre piccoli comuni delle aree interne come Montegabbione, Parrano e Alviano restano estremamente vulnerabili, penalizzati da bassa produttività e difficoltà di accesso ai servizi essenziali.
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