Un’inchiesta interna per chiarire perché un uomo di 90 anni, con una frattura al bacino e una a una rotula, sarebbe rimasto per circa due giorni su una barella del pronto soccorso dell’ospedale di Terni in attesa di ricovero. È quanto chiede l‘associazione dei consumatori Codici, attraverso il segretario provinciale di Terni, l’avvocato Massimo Longarini, dopo la denuncia pubblica del figlio dell’anziano. L’episodio risalirebbe al fine settimana del 10 e 11 ottobre, quando il paziente, arrivato al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria nella mattinata di sabato, sarebbe stato informato della possibilità di essere ricoverato soltanto il lunedì successivo, in una struttura di Narni o Amelia. L’associazione chiede ora alla direzione sanitaria di ricostruire l’intero percorso assistenziale e verificare le ragioni dell’attesa.
La richiesta arriva dopo che la vicenda è stata resa pubblica attraverso una lettera del figlio del novantenne, nella quale venivano descritte le difficoltà incontrate durante la permanenza in pronto soccorso.
La denuncia del figlio: «Ricovero non prima di lunedì»
Secondo quanto raccontato dal familiare, il novantenne sarebbe arrivato al pronto soccorso di Terni intorno alle 9.30 di sabato 10 ottobre.
Dopo i primi accertamenti clinici, i sanitari avrebbero riscontrato una frattura del bacino e una della rotula, condizioni che rendevano necessario valutare il ricovero e la successiva assistenza.
Nella lettera di denuncia, il figlio riferiva che il trasferimento in una struttura ospedaliera non sarebbe stato possibile prima di lunedì 12 ottobre, con l’eventualità di una sistemazione a Narni o Amelia.
La motivazione che sarebbe stata comunicata alla famiglia riguardava l’organizzazione dei ricoveri durante il fine settimana.
Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione fornita dal familiare e non ancora accompagnata, nelle informazioni disponibili, da un riscontro ufficiale dell’azienda ospedaliera.
Al centro della segnalazione c’è soprattutto la permanenza dell’anziano su una barella per un periodo prolungato, nonostante l’età avanzata e le fratture riportate.
Codici: «Necessaria una verifica interna documentata»
Codici ha deciso di chiedere un intervento formale alla direzione dell’ospedale Santa Maria. L’obiettivo non è soltanto chiarire quanto accaduto al singolo paziente, ma anche verificare se le procedure organizzative e assistenziali adottate siano state adeguate.
«Si ritiene necessario – precisa l’avvocato Longarini – che la struttura proceda a una verifica interna documentata e fornisca un riscontro istituzionale».
La richiesta riguarda quindi l’apertura di un’istruttoria interna, attraverso la quale ricostruire in modo puntuale le decisioni cliniche e organizzative assunte durante la permanenza del novantenne in pronto soccorso.
Triage, visite e assistenza: tutti i chiarimenti richiesti
Tra gli elementi da accertare Codici indica «la data e l’ora di accesso del paziente, il codice di triage attribuito, le eventuali rivalutazioni e i relativi tempi, la sequenza delle visite, degli esami, delle consulenze e degli interventi assistenziali eseguiti».
L’associazione chiede inoltre di ricostruire «le ragioni dell’eventuale prolungata permanenza su barella e l’eventuale indisponibilità di posti letto o di diversa collocazione assistenziale».
Un’attenzione particolare viene riservata alle condizioni del paziente, considerando l’età e le conseguenze che un’immobilizzazione prolungata può comportare.
Codici sollecita infatti una verifica sulle misure adottate per garantire sorveglianza, igiene, alimentazione, idratazione e mobilizzazione, oltre alla prevenzione delle possibili complicanze.
Si tratta di aspetti che l’associazione considera essenziali per valutare se il novantenne abbia ricevuto un’assistenza adeguata durante l’attesa.
La richiesta non contiene un accertamento di eventuali responsabilità, ma punta a ottenere la documentazione necessaria per chiarire il percorso seguito dalla struttura.
Informazioni ai familiari e procedure per i pazienti in attesa di ricovero
Un secondo gruppo di verifiche riguarda la comunicazione tra l’ospedale, il paziente e i suoi familiari.
L’associazione vuole conoscere «le modalità con cui sono state fornite informazioni al paziente e ai familiari circa la situazione clinica, i tempi prevedibili e le ragioni organizzative dell’attesa».
Codici chiede inoltre di verificare il rispetto delle procedure aziendali e regionali previste per la gestione dei pazienti anziani e delle persone in attesa di ricovero o trasferimento.
L’attenzione si estende anche all’organizzazione complessiva del pronto soccorso.
L’associazione intende sapere se, nello stesso periodo, siano state registrate altre segnalazioni analoghe e quali interventi siano stati eventualmente adottati per evitare il ripetersi di situazioni simili.
La richiesta comprende anche la comunicazione dei tempi medi di permanenza in pronto soccorso e dei dati aggregati sulle attese per il ricovero nel periodo interessato, nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati personali.
L’obiettivo dichiarato è comprendere se il caso segnalato rappresenti un episodio isolato oppure si inserisca in una situazione organizzativa più ampia.
Dieci giorni per il primo riscontro, possibili ulteriori iniziative
Codici chiede che l’azienda ospedaliera avvii un’istruttoria interna e che la direzione sanitaria verifichi «la corretta presa in carico del paziente e l’adeguatezza dell’assistenza prestata».
Al termine degli accertamenti, l’associazione sollecita la trasmissione di un riscontro scritto, motivato e documentato, contenente gli esiti delle verifiche e l’indicazione di eventuali misure correttive già adottate o programmate.
L’avvocato Longarini indica anche i tempi entro i quali l’associazione si aspetta una risposta.
«Si chiede un primo riscontro di presa in carico entro dieci giorni e la trasmissione degli esiti dell’istruttoria entro un termine ragionevole».
Codici annuncia inoltre la possibilità di ulteriori iniziative qualora non arrivassero chiarimenti oppure dagli accertamenti emergessero elementi particolarmente gravi.
«In mancanza di riscontro, ovvero qualora emergano profili di particolare gravità», l’associazione si riserva «di interessare le ulteriori autorità competenti e di assistere gli interessati nella valutazione delle iniziative amministrative e giudiziarie esperibili».
La richiesta è ora rivolta all’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni, chiamata a fornire chiarimenti sul caso segnalato e sulle modalità di gestione dei pazienti anziani in attesa di ricovero.
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A un 90 enne con fratture interne dovrebbe essere dato il codice giallo non come a mia nonna a Rieti femore rotto codice azzurro…azzurro de che…