La polizia Postale ha arrestato sette persone nell’ambito di una vasta operazione, coordinata dalla procura della Repubblica di Roma, contro un gruppo accusato di adescare minori attraverso chat legate a giochi a contenuto sessuale. Tra gli arrestati c’è un 53enne originario di Roma e residente in un comune dell’Orvietano, in provincia di Terni. L’indagine, che ha coinvolto diverse regioni italiane, è scattata dopo la denuncia di una madre. La notizia è stata riportata in prima battuta da Il Messaggero Umbria.
L’uomo, che lavora come impiegato, è stato trovato in possesso di 5.950 file tra fotografie e video. In un primo momento era stato posto agli arresti domiciliari, ma è stato poi trasferito in carcere. Il trasferimento si fonda sul sospetto che abbia avuto incontri sessuali con minorenni, anche in cambio di somme di denaro.
L’inchiesta e la denuncia della madre
Il punto di partenza dell’indagine è la denuncia della madre di una ragazza di 14 anni, che aveva scoperto il coinvolgimento della figlia dopo che questa era stata contattata da un adulto. Da quel momento la polizia Postale ha ricostruito i collegamenti tra i partecipanti. Gli investigatori hanno individuato i presunti organizzatori delle chat e gli utenti che producevano e diffondevano il materiale.
Il gioco online al centro dell’indagine
Secondo gli investigatori, al centro dell’inchiesta c’è il gioco online “Omegle game”, ideato per adescare minori e coinvolgerli in prove a contenuto sessualmente esplicito. I partecipanti venivano abbinati in modo casuale ad adulti attraverso una piattaforma di messaggistica istantanea, dove si poteva comunicare con messaggi di testo e con videochiamate. Per accedere era necessario un link di invito, ottenuto dopo un pagamento elettronico o in criptovalute.
Il meccanismo prevedeva un sistema di punteggi assegnati in base ai comportamenti richiesti alle ragazze davanti allo schermo. Le videochiamate venivano registrate con la funzione di registrazione dello schermo e i filmati finivano nelle chat, dove erano condivisi tra gli utenti. Secondo quanto ricostruito, i contenuti venivano anche commercializzati attraverso canali online a pagamento, con transazioni in criptovalute.
Gli inquirenti hanno documentato come i 30 indagati interagissero tra loro per organizzare lo scambio dei contenuti attraverso una piattaforma di pagamento. Sono state eseguite 30 perquisizioni, domiciliari e informatiche. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati centinaia di gigabyte di video, 60 supporti informatici e 895 grammi di marijuana, trovati nell’abitazione romana di uno degli arrestati.
Le persone denunciate e i reati contestati
Oltre ai sette arresti, sono state denunciate altre 23 persone per ipotesi di reato legate alla produzione e alla divulgazione di materiale pedopornografico. Tra le contestazioni figurano gli articoli 600-ter e 600-quater del codice penale, relativi alla pornografia minorile e alla detenzione di materiale pedopornografico.
L’attività è stata condotta dai poliziotti del centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio. Hanno collaborato i centri operativi di Lombardia, Veneto, Piemonte, Umbria, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Seguici su
Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.