Lo scontro è scoppiato pubblicamente durante i festeggiamenti per i 130 anni del Cantamaggio di Terni, quando l’assessore comunale allo Sviluppo economico, Commercio e Artigianato, Gabriele Ghione, ha preso la parola dal palco di piazza Europa per lamentare la scarsa partecipazione dei commercianti alla serata della sfilata dei carri: vetrine buie, nessun negozio aperto — o quasi — e un centro città che, a suo avviso, ha mancato un’occasione per mostrarsi attrattivo. La risposta di Confartigianato Terni non si è fatta attendere, ed è arrivata con una nota ufficiale che respinge le critiche «al mittente» e accusa l’amministrazione di scaricare sulle categorie le responsabilità della crisi del commercio cittadino.
Le parole dell’assessore e il contesto della Ztl
Ghione non aveva nascosto la complessità della sua posizione fin dall’insediamento. «I commercianti di via Fratini vogliono la Ztl chiusa, quelli di via Primo Maggio la vogliono aperta», aveva dichiarato. «Vengo nominato assessore, e mi ritrovo col macigno delle 500 firme per “ridimensionarla”. Metterli d’accordo tutti non è facile». Una premessa che fotografa le tensioni strutturali del commercio nel centro storico di Terni, diviso tra esigenze opposte e difficile da governare con una linea univoca.
Sul tema dell’illuminazione delle vetrine, però, l’assessore è stato netto: il centro sarebbe «più attrattivo» se i commercianti tenessero le luci accese. Un concetto ribadito pubblicamente, in occasione del Cantamaggio, con riferimento diretto ai «pochissimi» esercenti che «hanno contribuito a creare un’atmosfera festosa», mentre la grande maggioranza lasciava le vetrine spente. Ghione ha segnalato anche la presenza di «forse due o forse tre» negozi aperti, gestiti da stranieri.
La replica di Confartigianato: «Cambiano gli assessori, non cambia la politica»
La nota di Confartigianato Terni è perentoria. L’associazione di categoria «respinge» le dichiarazioni dell’assessore, definendole l’ennesimo tentativo di «scaricare sui commercianti e sugli artigiani le responsabilità della crisi del centro cittadino», seguendo «una impostazione già vista in questa amministrazione».
Il punto centrale della replica riguarda la natura stessa dell’attività commerciale: «I commercianti e gli artigiani sono imprenditori», scrive Confartigianato, e «ogni scelta, comprese le aperture serali o straordinarie, è frutto di una valutazione costi-benefici che dipende dalla merceologia e dalle strategie aziendali». La valutazione di un evento, si sottolinea, non si misura solo sui flussi di persone, ma sulla «concreta attitudine dell’evento a creare una risposta in termini di ricavi».
La critica si allarga poi al metodo: «Occorrono soluzioni non alibi: cambiano gli assessori ma non cambia la politica del commercio». Le categorie, si legge, «non accettano di essere il capro espiatorio di un’amministrazione che tra giravolte e proclami non sembra in grado di intervenire sui problemi del commercio e dell’artigianato».
Il piano di rilancio consegnato agli assessori
Confartigianato ricorda di aver già consegnato agli assessori Ghione e Laudadio — in occasione del loro insediamento il piano per il rilancio economico della città», corredato da proposte specifiche sugli eventi in città. Tra le misure indicate figurano uno shock fiscale con la riduzione immediata del 20% della TARIC per le microimprese del centro, la sosta gratuita dalle 18:00 alle 20:00 per incentivare il ritorno dei cittadini in centro dopo il lavoro, e un piano luce e videosorveglianza per affrontare strutturalmente il problema dell’illuminazione urbana.
Su quest’ultimo punto, la stoccata è diretta: «Smettere di parlare di “vetrine spente” quando le strade restano al buio per insufficienza delle politiche pubbliche». L’associazione denuncia di non aver ricevuto «riscontri» a queste proposte, e definisce «demoralizzante» il fatto che l’assessore abbia scelto invece di «rivolgere attacchi alle categorie».
Le reali cause della crisi indicate da Confartigianato includono il calo demografico, l’ipersaturazione di strutture della grande distribuzione organizzata, l’erosione dei redditi, le politiche della mobilità e la carenza di strumenti efficaci per il rilancio dell’economia locale.
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