Bocche cucite e sorrisi forzati. In casa Alternativa Popolare il giorno dopo le dimissioni di Bandecchi c’è soprattutto attesa per capire quali siano le reali intenzioni del sindaco. Il numero due Riccardo Corridore, uno di quelli sul banco degli imputati, fa sapere che “se il problema sono io, lo si dica chiaramente”. Un altro dei nomi che sarebbero sulla lista nera sarebbe quello di Lorenzo Filippetti, coordinatore provinciale del partito, insieme a quello comunale Riccardo Parca, rei- forse – di non aver portato tanta gente alla convention dello scorso 27 gennaio. Non tutti i fedelissimi di Bandecchi lo supporterebbero nelle scelte. A quanto si apprende, in Terza Commissione, il partito è andato sotto in due votazioni perché qualcuno dei consiglieri avrebbe votato con le opposizioni e in altre votazioni ci sarebbero state assenze improvvise.
L’assenza di Bandecchi ha anche fatto saltare l’incontro sull’accordo di programma con i sindacati. Corridore, lanciatissimo verso la Regione, è l’unico a poter dichiarare e dice che le dimissioni sono irrevocabili, ma il quadro non sembra così chiaro.
Parlando ai cronisti- una radio romana, ma anche il Corriere della Sera – Bandecchi ha spiegato i motivi delle sue dimissioni ma anche disegnato gli scenari. “Preferisco educarli che cambiarli, è un segnale”, spiega. Come dire: “Vietato dissentire”. E infatti: “Ci sono quattro scenari. Il primo è che mi dimetto e mando tutti a casa; il secondo: i consiglieri che non condividono le mie scelte dovrebbero dimettersi; il terzo è che il sindaco manda via vicesindaco e assessori e cambia tutto; il quarto è quello che più mi piace: voglio vedere quanti di Ap passano con gli altri partiti”.
E aggiunge: “Non volevo dimettermi da sindaco, però ho fatto delle promesse al popolo ternano e non sono arrabbiato con loro, ma devo garantirgli quello che gli ho promesso, perché la cosa più brutta che può fare un politico è non mantenere ciò che ha promesso. Io con questo spirito ho offerto il mio lavoro. Vado nelle case dei cittadini, mi preoccupo di quello che non funziona, senno non devi fare il sindaco”.
Le dichiarazioni di partiti sono tutte dello stesso tenore e parlano di una città svilita. Fra le forze fuori dal consiglio comunale, particolarmente dure le note di Lega, Rifondazione Comunista e Noi Moderati, con questi ultimi che chiedono di tornare al voto.
Il possibile retroscena
Ma c’è anche chi dice che proprio la sua corsa verso Bruxelles sia una delle possibili motivazioni delle dimissioni. In caso di elezione al Parlamento Ue, infatti, non potrebbe restare sindaco del comune di Terni (che ha più di 15.000 abitanti). Bandecchi dice di voler correre da solo, ma raggiungere il 4 percento su scala nazionale per Ap non sarà facile. Che stia provando ad imbarcare gente dentro Ap a questo scopo? L’invito a Sgarbi ed al suo movimento a candidarsi con Ap sembrerebbe un indizio. Lo scopriremo alla presentazione delle liste elettorali. Intanto, lunedì si preannunciano fuoco e fiamme a Palazzo Spada
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