Falsa documentazione per accedere al bando Restart anti-covid: 33 indagati nel ternano

Azione della Guardia di Finanza su segnalazione di Gepafin: denunce truffaldine relativamente a calo di fatturato. Percepite indebitamente somme fino a 25.000 euro

Un’indagine di vasta portata ha messo nel mirino 33 imprenditori, quasi tutti operanti nella provincia di Terni, accusati di aver tentato di accedere illecitamente ai fondi anticovid messi a disposizione dalla Regione Umbria. Questi contributi, parte del fondo Restart, erano destinati a sostenere le aziende danneggiate dall’emergenza pandemica, con somme fino a 25.000 euro, di cui metà a fondo perduto. Il fascicolo dell’inchiesta è ora gestito dal sostituto procuratore di Perugia, Mario Formisano, dopo un passaggio di competenze dall’ufficio ternano guidato dal sostituto Barbara Mazzullo. La notizia è stata riportata per primo da Terni Today.

Il bando Restart, lanciato nei primi giorni di maggio del 2020, prevedeva che piccole e microimprese, compresi i liberi professionisti e le società tra professionisti, potessero beneficiare di finanziamenti tra i 5.000 e i 25.000 euro. Per essere ammessi al finanziamento, era necessario soddisfare specifici requisiti, come essere stati costituiti e operativi prima del 1° gennaio 2020 e aver subito danni a causa della pandemia. La dotazione finanziaria totale disponibile per il bando è stata portata a 28,5 milioni di euro, beneficiando 913 soggetti.

Nonostante l’erogazione dei fondi a seguito della chiusura delle graduatorie, Gepafin, la finanziaria regionale che gestiva il bando, ha presentato una denuncia alla Guardia di Finanza per indagare sulla veridicità delle informazioni fornite dalle aziende richiedenti. L’indagine ha portato alla luce presunte falsità nelle dichiarazioni presentate da alcune di queste imprese, in particolare riguardo alla perdita di fatturato e alla regolarità dei contributi previdenziali.

Gli imprenditori coinvolti hanno ricevuto un avviso di conclusione delle indagini, nel quale si dettagliano le accuse mosse nei loro confronti. Tra queste, si evidenziano tentativi di delitto e falsa attestazione mirata all’ottenimento indebito dei contributi. Secondo le accuse, le dichiarazioni false avrebbero riguardato in alcuni casi l’assenza di perdite di fatturato, in altri la regolarità contributiva nonostante pendenze con enti previdenziali come Inps o Inail. Tuttavia, il contributo non è stato erogato a questi soggetti grazie ai controlli effettuati da Gepafin prima della concessione del finanziamento.

 

Redazione

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