Massimo Giletti è il terzo insignito col premio Oliviero Beha nella terza giornata del FEGE, il Festival dell’Editoria e del giornalismo emergente organizzato a Terni fra PalaSì e BCT, organizzato da Piero Muscari, sotto la presidenza di Sauro Pellerucci, founder di PagineSì e presidente dell’associazione Io sono una persona per bene.
“La libertà è la cultura, un uomo libero è quello che ha cultura, che può decidere con la sua testa. Per questo sono amareggiato quando vedo che vogliamo investire in armi invece che in scuola. Il giornalista mediocre lo usi, quello tosto è difficile incatenarlo. Anche Beha era un giornalista libero, uno che non si faceva condizionare e per questo ha pagato: Diffido sempre di chi non ha paura: Oliviero lo sapeva bene. ma andava avanti lo stesso”. Parla del sistema che incasella i giornalisti: “Mi dicono che sono di destra, eppure con me Berlusconi stava per andarsene perchè non gli piacevano le domande. Gli feci una domanda che non gli piaceva e sono passato per un comunista”.
E ancora: “Cosa non sono riuscito a raccontare? La storia di Filippo, che per mettere delle microspie per cercare di filmare Matteo Messina Denaro, si era arrampicato in cima ad una montagnola, di notte, insieme ad un collega. Una notte Filippo mette un piede in fallo e muore: non si poteva dire chi fosse per non vanificare l’operazione. Avrei voluto raccontare questa e altre morti silenti perchè lottano contro il sistema. Purtroppo non sono riuscito a raccontarla perchè l’esperienza a La7 è finita. Avevo tutto il materiale girato”.
A seguire è andato in scena il talk show “La narrazione del Paese” con la presenza anche di Davide Giacalone, direttore editoriale de La Ragione. Si parlato del rapporto fra giornalismo e il racconto dei fatti delicati di cronaca, su tutti quelli di mafia: “Il racconto di questi fatti – sottolinea il giornalista e scrittore – va fatto sempre guardando al di là dei singoli fatti e delle singole tessere, perchè altrimenti diventa inutile ed incomprensibile. C’è sempre tanto dietro ad ogni fatto, ogni vicenda che si racconta quando si parla di mafia”.
Al centro sempre il tema della libertà con il caso di Francesco Basentini, capo del direttore dell’amministrazione penitenziaria attaccato in diretta da Giletti per avere aperto le porte del carcere ai boss: “Per quella vicenda sono ancora a processo -dice- Ne ho uno anche a Terni perchè avevo raccontato di come boss in isolamento avessero messo in cinta le mogli e mi chiedevo come fosse possibile”. E poi naturalmente la vicenda che lo ha visto recente protagonista con lo stop del suo programma “Non è l’arena” a La 7, la celebre intervista a Salvatore Baiardo, l’ex gelataio già condannato per favoreggiamento dei fratelli stragisti della mafia Graviano.
Giacalone è stato protagonista anche della lectio magistralis partecipatissima davanti agli studenti ternani: “Siamo migliori di quello che raccontiamo, ma la liberta non è gratis, che può essere anche quella di dover rinunciare a qualcosa”, sottolinea.
Capitolo querele per diffamazione: “La maggior parte sono intimidazioni, le riconosci perchè sono quelle che non vanno in fondo. Queste vanno stroncate perchè servono a ternerti sotto scacco. Lo strumento c’è, si chiama lite temeraria”.
Nella mattina anche il talk sul mestiere del giornaliata oggi, con Giacalone e il sociologo Michelangelo Tagliaferri, componente del comitato scientifico del FEGE: “Far scrivere i giornaliati gratis è squalificante, il lavoro va pagato. Da noi a La Ragione anche il più piccolo collaboratore è pagato”.
Oggi a partire dalle 9.30 la conclusione con un talk alla presenza di Giacalone e di alcuni dei protagonisti dell’evento
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