Terni, centro nevralgico dell’industria siderurgica umbra, è il primo territorio a risentire delle conseguenze dei dazi imposti dagli Stati Uniti sui prodotti contenenti acciaio. Il comparto, già strategico per l’economia regionale, si trova ora a dover affrontare tariffe del 50% sull’acciaio e un impatto significativo su tutto il settore della meccanica, che rappresenta oltre un terzo dell’export dell’Umbria. Le stime più recenti, fornite da sindacati e associazioni di categoria, parlano di fino a 1.500 posti di lavoro a rischio nel 2025 a causa delle nuove barriere tariffarie.
Oltre all’impatto economico diretto, le imprese umbre devono far fronte a un carico burocratico crescente: nuove certificazioni, controlli e documentazione doganale che rallentano le operazioni e aumentano i costi. I settori più colpiti sono proprio quelli che impiegano acciaio e alluminio, entrambi soggetti a dazi elevati.
Nonostante ciò, l’export umbro verso gli Stati Uniti ha segnato un incremento del 20,5% nel primo trimestre 2025, toccando quota 202 milioni di euro. Tuttavia, questa crescita potrebbe essere di breve durata se le condizioni commerciali non cambieranno. Gli Stati Uniti restano il secondo mercato per le esportazioni umbre, ma le aziende locali rischiano di perdere terreno rispetto ai concorrenti globali, nonostante i dazi imposti anche su paesi come la Cina, che resta un attore forte nel mercato americano.
Sul fronte siderurgico, i dati elaborati da Fondazione Manlio Masi su base Istat e diffusi da Agenzia Umbria Ricerche mostrano che nel 2024 l’export di acciaio dell’Umbria ha superato i 776 milioni di euro, con Germania (33,7%), Romania (10,1%), Spagna (7,9%), e in misura minore Francia e Stati Uniti come principali mercati di destinazione. Anche se non sono disponibili dati disaggregati sull’export specifico di acciaio umbro verso gli Usa, il quadro generale evidenzia un impatto strategico per la regione.
Ma a livello regionale le cose non vanno meglio. Il caso dell’azienda Emu, guidata dall’imprenditore umbro Luigi Biscarini, riflette perfettamente la criticità del momento. Specializzata nella produzione di arredi per esterni, Emu ha registrato un calo del 30% delle vendite verso gli Stati Uniti, secondo quanto riferito al Sole 24 Ore. La causa è una tassazione media superiore al 20% sulle esportazioni, derivante da un dazio del 50% sulla componente in acciaio e da un ulteriore 15% sul valore restante del prodotto. Per contenere le perdite, l’azienda ha offerto sconti agli importatori americani e pianificato un aumento dei prezzi del 7%.
Seguici su
Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.