Il rinnovo del Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Bonifica Tevere-Nera segna un punto politico rilevante: a prevalere è stata una coalizione trasversale guidata da Alternativa Popolare di Stefano Bandecchi, sostenuta da centristi moderati e da una parte del centrodestra non allineato. A testimoniarlo è l’elezione dei due rappresentanti dei Comuni, che ha visto affermarsi Giampiero Lattanzi, sindaco di Guardea, e Dino Primieri, primo cittadino di Orte, entrambi espressione dell’area di centrosinistra. Per Lattanzi avrebbero votato si dice anche sindaci come il civico Andrea Sisti (Spoleto) e il forzista Antonino Ruggiano (Todi).
La tornata elettorale ha coinvolto i sindaci di 34 comuni, chiamati a votare i due membri istituzionali del nuovo CdA. A restare escluso è stato il candidato del centrodestra ufficiale, Avio Proietti Scorsoni, sindaco di Amelia, che ha raccolto appena 4 voti. Dopo l’elezione di Paolo Silveri, ex dem, alla guida del Sii, è un altro risultato di rilievo di quest’asse frutto delle “maggioranze variabili” (per dirla alla Andreotti) con cui Bandecchi governa la Provincia.
Il nuovo consiglio, composto da sette membri – cinque eletti tra i consorziati e due scelti dai sindaci – presenta diverse riconferme: il presidente uscente Massimo Manni mantiene l’incarico, insieme a Giovanni Ciardo e Sergio Tamburini, riconfermati pure loro.. Rientra anche Giuseppe Malvetani, sindaco di Stroncone, stavolta eletto non come rappresentante istituzionale ma in qualità di contribuente agricolo.
A fare il suo ingresso nel CdA è Luigi Gentile, figura di spicco nel settore immobiliare e considerato vicino all’area PD che fa capo a Damiano Bernardini, sindaco di Baschi. Gentile è stato in passato presidente della FIAIP di Terni, e la sua elezione testimonia un equilibrio trasversale tra politica, professioni e amministratori locali.
Sul risultato è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle, con una nota del capogruppo regionale Luca Simonetti, che ha lanciato un attacco al sistema attuale dei consorzi: “Serve una riforma strutturale, oltre la logica delle poltrone”, ha dichiarato Simonetti. Il M5S propone di accentrare la gestione della bonifica idraulica in un unico ente regionale, individuato nell’Agenzia Forestale, per garantire equità fiscale e una gestione più efficiente delle risorse.
Secondo il Movimento, l’attuale sistema è segnato da disparità tra territori: solo 49 su 92 comuni umbri sono soggetti al contributo obbligatorio, mentre il resto si affida alla fiscalità generale. “La tutela del territorio è un diritto collettivo, non un costo duplicato per pochi”, ha aggiunto Simonetti
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